Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Bianco, vuoto, nero. Prospettive interculturali nella filosofia dei giochi: gli scacchi, il go

> di Rudi Capra*

La pratica dell’intercultura in filosofia nasconde diversi rischi: l’incomprensione può essere frequente, così come l’esaltazione della propria prospettiva di origine (nel mio caso, sarebbe eurocentrismo) e l’esaltazione opposta, ma altrettanto deleteria, della differente prospettiva che viene presa in esame (che rivela un etnocentrismo ingenuo quanto il primo). Non ultima, esiste la tentazione di considerare i termini della comparazione come realtà indipendenti, chiaramente delimitate e facilmente descrivibili, quando invece locuzioni quali “cultura occidentale” e “mentalità orientale” corrispondono semplicemente a concetti astratti, che sono necessari in un contesto di analisi teorica, ma risultano irrimediabilmente manchevoli e imprecisi sul piano della realtà. Ciò vale per la pratica generale dell’intercultura, e vale ovviamente anche per questo saggio, in cui tali concetti vengono adoperati in modo intuitivo per stabilire un terreno d’indagine e potervisi muovere, al limite per descrivere la ricorrenza di alcune tendenze generali, e non dunque in modo fondativo, per stabilire cioè una volta per tutte che cosa sia la “cultura occidentale” o la “mentalità orientale”, compito che non tanto è arduo quanto le fatiche di Ercole, ma piuttosto vano, come l’unica, quotidiana fatica di Sisifo. Continua a leggere