Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Riflessioni sulla tecnica

Riflessioni sulla Tecnica

Alla luce delle nuove innovazioni legate all’intelligenza artificiale, i progressi nell’ambito della robotica e dei media, di fronte ai quali l’essere umano si trova in uno stato di spaesamento, dubbio e velata frustrazione per l’incapacità di relazionarsi al progresso, sembra più che mai necessaria una riflessione del nostro rapporto con la tecnologia. L’articolo si propone, in tal senso, di indagare i limiti del nostro pensiero circa quello che siamo, come abbiamo imparato a pensarci e come ci siamo abituati a pensare la nostra relazione con le “macchine”. Alla luce di questo la riflessione cerca, in maniera critica, di confrontarsi con alcune domande come:

  • “In che modo le nuove tecnologie ci costringono a ripensarci?”,
  • “Come siamo stati abituati a vederci fino a questo momento?”,
  • “Può la tecnologia portarci ad abbandonare definitivamente gli schemi di pensiero con cui ci siamo pensati per secoli circa la mente, la coscienza, il libero arbitrio, le emozioni, la sessualità ecc.?”

Lo storico della scienza Thomas Khun nel 1980 scrive che “è essenziale fare il tentativo di disimparare gli schemi di pensiero indotti dall’esperienza e dall’istruzione precedenti” (Kuhn 1980 p. 183) e Gaston Bachelard parla di ostacoli epistemologici facendo riferimento a quelle convinzioni che chiudono una possibile discussione sui fondamenti del nostro pensiero, impedendo l’emergere di nuove verità. Si tratta, dunque, di sondare le credenze che, assunte come verità fisse, de-finiscono il modo con cui conosciamo il mondo e criticarne la validità per mostrarne l’insufficienza. Da ultimo, la proposta di un possibile nuovo rapporto con la tecnologia, che suggerendo una prospettiva alternativa favorisca, in ultima istanza, un più autentico modo di guardare all’uomo.                                                                                                                                

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Entropia e mimési: appunti da un viaggio di conoscenza e riconoscenza

“Parlando in generale, le ho provate tutte,

Le strade liete che ti portan per il mondo.

Parlando in generale, le ho trovate tutte buone

Per quelli che non sanno usare un letto troppo a lungo,

Ma devon andar via, come ho fatto anch’io,

Ad osservar fino alla morte tutto quanto.”

Sestina del Magnifico Vagabondo

Ci siamo spesso sorpresi a chiederci: perché tanta curiosità?

Abbiamo allora intrapreso un viaggio in cerca di risposte, per accorgerci, alla fine, che eravamo in cammino da sempre e che il sentiero non può avere una direzione definitiva. Soprattutto però, abbiamo imparato una cosa che ci rende tollerabile la fatica: capire ci migliora!1

Che fortuna aver potuto affrontare con spensieratezza “le strade liete che portan per il mondo…”

Il peso esiguo dei nostri zaini, come spesso accade quando sono i principianti a partire, ci ha consentito spostamenti spericolati. Sprovvisti di guide e manuali poi, la nostra bussola è diventata la realtà, i suoi ordini e disordini. E improvvisamente: incontri, incontri e ancora incontri; impossibile, a quel punto, non farsi ispirare da “magnifici vagabondi” e cercatori illuminati.2

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Guerra al contante. Controllo sociale e rischi della moneta elettronica

Introduzione. Pro e contro della moneta elettronica

La digitalizzazione1 di ogni attività umana – dalla geolocalizzazione allo SPID, dall’AppIO all’e-commerce, dal social networking alla firma digitale – ha aumentato enormemente le possibilità del controllo del singolo da parte del potere2: anche grazie agli smartphone che abbiamo sempre con noi, sono ormai ben poche le cose che possiamo dire (Servidio 2024) o fare (Lana 2020) senza che qualcuno lo sappia. Che le nostre preferenze siano ormai di dominio pubblico, ce ne accorgiamo dalla pubblicità sempre più onnipervasiva (Fusaro 2021: 215) e mirata3.

La più pericolosa operazione di digitalizzazione sembra tuttavia essere un’altra: il tentativo di sopprimere completamente la moneta contante a favore di quella elettronica. Dietro il paravento dei vantaggi per tutti (possibilità di acquistare online e in prossimità senza rischi di contagio, nell’ambito della contactless society nella quale ci siamo trovati ad esempio ai tempi dell’emergenza CoViD-19; nonché la tanto sbandierata lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata4) si nascondono i motivi dell’utilità esclusiva per il potere a svantaggio dei cittadini:

  • il denaro contante è in mano al cittadino, almeno in parte, mentre quello digitale è completamente in mano alle banche
  • il sistema bancario può lucrare in modo parassitario sulle transazioni digitalizzate
  • il denaro digitale è interamente tracciabile (e il cittadino, una volta di più, controllabile)
  • se il danaro è in mano al sistema bancario, sarà agevole, con un click, mettere a tacere e far sparire i dissenzienti (Fusaro 2021: 131).

Ci occuperemo qui di quest’ultimo punto in particolare, prendendo spunti da 3 episodi di cronaca degli ultimi 3 anni, illuminanti al riguardo (due avvenuti  all’estero e l’ultimo, purtroppo, in Italia).

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Turismo e Filosofia: un connubio perfetto

Il fascino della parola

Le parole sono importanti e le congiunzioni anche. Infatti questo saggio non intende affrontare la questione della “filosofia del turismo”, bensì cercare di dimostrare che la con la filosofia si può fare movimentazione turistica, oltre che analizzare il nostro stare al mondo con senso critico. La filosofia, cioè, è catalizzatrice di un indotto turistico. La gente ama partecipare ai festival filosofici, che si trovano un po’ dappertutto. Ama ascoltare le parole dei filosofi. Ama quel senso di comunità che si costruisce nel momento in cui ci si ritrova attorno al focolare, tanto antico quanto nuovo, della parola che chiarifica, che interroga, che suscita dibattiti e che, perché no, seduce anche.

Dicevo che le parole sono importanti perché la riflessione che segue non è di quelle, tra l’altro molto diffuse in Internet, di una filosofia e di un’etica del viaggiare e del turismo, ma proprio del fatto che l’amore per la sapienza genera un turismo di cui mai si parla nel mondo.

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Nuova impostazione per i commenti su «Filosofia e nuovi sentieri»

Cari amici, lettori, collaboratori,
già da qualche giorno «Filosofia e nuovi sentieri» ha modificato le impostazioni dei commenti: adesso sono liberi e non richiedono più l’approvazione preventiva della Redazione.

Speriamo che la nuova modalità, in linea con la rapidità dei tempi e con le esigenze di un dibattito più aperto e vivace, vi piaccia e possa incontrare il vostro interesse e la vostra partecipazione.

Buona filosofia a tutti

La Redazione


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Esercizi spirituali per la sospensione del tempo

Por este nombre se entiende todo modo de examinar la conciencia,
de meditar, de razonar, de contemplar; todo modo de preparar y disponer el alma,
para quitar todas las afecciones desordenadas (apegos, egoísmos, …)
con el fin de buscar y hallar la voluntad divina.
(Ignacio de Loyola, Ejercicios Espirituales)

Che si rifiuti qualunque soluzione venga proposta riguardo ai problemi della nostra comune esistenza implica il convenire sul fatto che i reali problemi non siano mai stati nemmeno lontanamente posti. Le ideologie politiche, filosofiche, religiose di ogni colore – e spessore – si nutrono di una fondamentale incomprensione della realtà. Giovani e anziani non s’avvicendano col passo delle generazioni: essi rimangono, piuttosto, fondamentalmente legati a una pratica assai antica, l’idolatria; essi ritagliano, nel discorso, idoli cui sacrificare, cui sacrificarsi. L’idolatria, in ogni epoca, è una commedia; la tragedia comincia solo quando i problemi siano stati effettivamente posti nella loro precisione: solo allora si scopre che, per tali problemi, non vi sono soluzioni – e la soluzione, paradossalmente, è proprio questa.

Scrivo queste righe mentre batto la penna sulle sbarre di una prigione abbastanza vasta da includere in essa l’universo intero; dichiararmi colpevole in principio non favorirà alcuno sconto, dacché la pena coincide con l’esistenza stessa ed essa, a quanto pare, va pagata fino all’ultimo giorno. Non vedo mano amica porgermi il calice di una cicuta che mi farebbe prigioniero politico e non ho intenzione di stilare né memorie, né diario affinché la mia esperienza sia successivamente ri-utilizzabile. Mi trovo qui, hanno detto, per aver revocato i limiti. La revoca dei limiti, improvvisa come il fulmine, è già il tragico – non la punizione dell’innocente, ma la punizione del colpevole è ciò che ci interessa più di ogni altra cosa, giacché, scontata la colpa di essere nati, dopo, nel corso della vita, non vi è forse più colpa alcuna; ed è questa la vera «banquerote de la morale qui maudit»…

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Rich Do It Better.

L’ordine dominante oltre la democrazia verso un nuovo feudalesimo

Introduzione

Tre elementi di cronaca.

Primo. Il 5 marzo 2025 la presidentessa della commissione europea Ursula von der Leyen, dopo aver annunciato l’intenzione di investire 800 miliardi di euro per il riarmo (progetto denominato “ReArm Europe”) annuncia l’intenzione di portarlo direttamente al consiglio d’Europa (tramite il ricorso all’art. 122, atto a trattare i casi di emergenza), senza passare per il parlamento europeo. Così la presidentessa:

So che l’articolo 122 non vi piace, ma è lo strumento più rapido fornito dai trattati. L’intenzione non è quella di aggirare il Parlamento ma si tratta di un’emergenza esistenziale1.

Per quanto intrinsecamente poco rilevante – come noto, il parlamento europeo ha una mera funzione consultiva: anche se boccia una proposta, il consiglio può tranquillamente ignorare questo parere e approvarla comunque, rendendola legge – il parlamento è l’unica istituzione votata dai popoli d’Europa (altrimenti detto, l’unica realmente democratica)2. La posizione della von der Leyen corrisponde dunque a un orientamento esplicito: fare a meno della volontà popolare. Le sorti dell’Europa – cioè, della vita  e morte degli europei, in questo caso, dato che si parla di armamenti, cioè di guerra – sono sottratte ai cittadini, per essere affidate ai “tecnici”.

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Bergson e la funzione sociale del riso

Come nasce la comicità? Ci sono alcuni che hanno la capacità di produrla, altri invece la generano loro malgrado; possiamo dire che i primi sono spiritosi e i secondi sono ridicoli. Un bravo autore di commedie mette a frutto il suo spirito delineando personaggi che con il loro atteggiamento e le loro azioni, senza volerlo, muovono il pubblico al riso. La trattazione che Henri Bergson fa di questo fenomeno, per certi aspetti strano, ci porta a vedere in profondità quanto abbiamo a volte frettolosamente considerato.

L’opera di Bergson che vide la luce nel 1900, edita in italiano nel 1916, mentre già infuriava la guerra e l’Italia era pienamente coinvolta, ebbe in seguito altre traduzioni e altre edizioni. La presente, del 2025, è la terza di sette programmate fino al 2029. Questo ci induce a pensare che la riflessione sul riso, a volte connessa altre volte contrapposta a varie espressioni dell’anima, sia sempre attuale.

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La rivoluzione neorealista: un cinema dell’incontro, della erranza-veggenza, del “durante”.

È ormai noto che il cosiddetto movimento neorealista, a livello filosofico, si opponeva a tutto quello che aveva rappresentato il fascismo. Esso era animato da una visione del mondo e dei fatti sociali echeggianti tematiche marxiste, come la denuncia di una condizione umana offesa da tribolazioni e violenze crescenti, e quindi dalla riscoperta dei valori primigeni del mondo rurale e delle classi subalterne (tale indirizzo coincise infatti con la pubblicazione degli scritti di Antonio Gramsci). Nella prospettiva cinematografica[1], viceversa, il neorealismo si segnalava per l’abbandono della struttura narrativa romanzesca e per l’assunzione di uno stile quasi documentaristico (volto a far emergere quelle situazioni nascoste dalla cultura dominante, quegli aspetti inessenziali, mediocri, impoetici dell’esistenza), il quale, grazie a realtà come la teoria del pedinamento di Zavattini anticipatrice del noto piano sequenza della Nouvelle Vague, l’utilizzo di attori non professionisti, di ambienti e di un parlato naturali, nonché a una espressiva fotografia in bianco e nero, generò una corrente artistica innovativa e, come afferma lo studioso francese André Bazin, di rilevanza internazionale[2].

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Tu-tu. Riflessioni su “Tootle” di Gertrude Crampton

Nel villaggio di Valle dello Scambio c’è una scuola per locomotive. Le piccole locomotive ci vanno per prendere lezioni di Fischio, Fermata per Bandiera Rossa Sventolante, Sbuffo Forte alla Partenza, Affrontare le Curve in Sicurezza, Stridio alla Fermata, e Fare Clic-Clac sulle Rotaie. La più importante di tutte, manco a dirlo, è Restare sui Binari Qualunque Cosa Accada.

Il preside della scuola è un vecchio ingegnere: si chiama Bill ed è molto comprensivo. Dice sempre alle nuove locomotive che non fa niente se non imparano subito tutto alla perfezione. Ma su una cosa non transige: nel Restare sui Binari Qualunque Cosa Accada bisogna prendere 10 e lode. Bastano poche settimane alle piccole locomotive per capire uscire dalle rotaie, anche solo per un attimo, è impensabile. Non va fatto e basta, Mai. Qualunque cosa accada.

Un giorno arriva a scuola una nuova locomotiva di nome Tu-tu e subito il preside capisce che è in gamba. «Ti piacerebbe crescere e diventare un Bolide1 che sfreccia tra New York e Chicago?»

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L’instabilità della ragione

In un mondo che celebra la razionalità è importante ricordare che le innovazioni più grandi, così come le idee rivoluzionarie, sono nate da una forza capace di andare oltre i limiti della logica tradizionale. La relazione tra follia e ragione è un tema che ha attraversato secoli di riflessione filosofica, artistica e scientifica. Se da un lato la ragione è stata esaltata come fondamento del pensiero logico, dell’ordine sociale e della risoluzione dei conflitti, dall’altro la follia ha sempre affascinato per la sua capacità di rompere gli schemi, sfidare le convenzioni e dare vita a nuove forme di creatività.

 La ragione è un sistema di regole che mira a creare ordine, ad evitare il caos. Questo sistema è fondamentale per la convivenza sociale e per la costruzione di un sapere condiviso, tuttavia, è proprio questa natura regolativa della ragione che può limitare l’esplorazione dell’ignoto.

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Ma con musica musica. Divertissement per voce sola

La musica è quella cosa che, prevalentemente, si ascolta. Ha a che fare con il suono. Si può anche leggere – i musicisti lo fanno – ma per lo più si ascolta. La poesia, invece, è quella cosa che prevalentemente si legge. Ha a che fare con la parola. Si può anche ascoltare – in certi eventi si può assistere a letture ad alta voce – ma per lo più si legge.

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I musicisti fanno dischi, incisi per essere ascoltati. I poeti fanno libri, stampati per essere letti.

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La canzone è una cosa a metà strada fra la musica e la poesia: c’è il testo e c’è l’accompagnamento musicale (Treccani).

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Non potendone fare questione di diritto – non esiste “si deve” nell’arte – si dovrà farne una questione fenomenologica (di fatto).

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