> di Luca Ormelli
L’uomo sosta, sospeso tra splendore e sgomento. Per colui che cammina sopra un ponte la vita si manifesta come sentiero obbligato: a monte la meraviglia, a valle la costernazione. Si dà una scelta di principio: muovere o restare? E lungo il cammino, dove gettare lo sguardo? “E'” lo sguardo che inizia alla scelta. Nello sguardo che abbraccia e raccoglie la vita originaria si dà, unica, la compresenza della vita nella sua intuita, in-differente antinomia: il fulgore delle vette e l’orrore dell’abisso. Pure quando “è” in cammino pende ognuno di noi secondo intima inclinazione ed inclina allorquando asseconda o contrasta il vento. Ma una sola “è” la parte del nostro orizzonte che ci “è” dato esperire, sia essa lo smarrimento o lo stupore. Dell’altra parte che “è” sempre possibile e nondimeno esclusiva portiamo il fatale peso della memoria, di quella molteplicità che “è” solo in quanto possibile, un possibile non percorribile, memoria della scelta originaria. “E'” infatti la rappresentazione del “vero” che ci configuriamo a costituire ed informare il giudizio che del “reale” abbiamo e non il suo dato sensibile.