Caserta e Benevento

Il secondo diario è dedicato alla Campania.
Caserta. Cittadina che si sviluppa quasi interamente attorno ad una grande piazza. Il palazzo del principe non è abitabile. A circa mezzo miglio dalla città, una villa; una casa in rovina. I padiglioni dipinti e i portici in marmo etc. lasciano supporre che sia stata un’abitazione signorile. Ampi giardini in stato di abbandono, passeggiate attraverso un grande bosco. Fontane, grotte, statue; una di esse, un pastore che suona il flauto, è notevole. Si tratta di costruzioni che risalgono a 150 anni fa ora in rovina, benché il principe di tanto in tanto vi si fermi per un po’.
Un quarto di miglio dalla città si trova il monastero di Santa Maria dell’Angelo, e ad un’ora Maddaloni, “un largo borgo ameno, ben costruito, pulito”.
Arpaia, nel beneventano, “è un piccolo borgo con mura e torri antiche, alcuni lo scambiano per le Forche Caudine”. Da qui, si giunge a Montesarchio in trentacinque minuti. Per Berkeley è una “città bellissima, al fondo di una roccia conica; in cima, c’è un castello e si odono danze a suon di flauto e tamburo”.
Arriva alle dieci di sera a Benevento, che descrive in questo modo:
Benevento si trova su un’altura. Spesso subisce terremoti, come quello del 1688, in cui la maggior parte della città, buoni due terzi, fu distrutta. Da allora molti palazzi sono stati perfettamente ricostruiti. Intorno, un alternarsi di colline e vallate aperte. Si ritiene che gli abitanti siano 10.000, che vi siano 12 sbirri e 12 soldati della guarnigione papale. L’Arcivescovo è il Cardinale Ursini. La biblioteca contiene soprattutto volumi di diritto e teologia scolastica. Gode di una buona reputazione. Nella cappella un dipinto raffigura San Filippo Neri che salva il 30
Cardinale dal terremoto. Il posto è davvero bello; la sala d’attesa ospita gli stemmi degli arcivescovi. Della sua diocesi fanno parte 91.985 laici e 1.405 ecclesiastici. La statua del Bubulus, quella del leone su una colonna vicino al castello è brutta.
È il 17 maggio 1717. Per il nostro arcivescovo, l’Arco di Traiano, di cui riporta l’iscrizione in latino, è “uno dei resti più belli d’Italia”. “La cattedrale è pulita e ben curata”.
Per quanto riguarda il carattere degli abitanti, dice: “Questa città è rifugio di banditi. Gli abitanti hanno uno sguardo negativo. Credo che abbiano ammazzato un locandiere”.
Poi, ancora qualche nota storico-sociale: “La città è povera e modesta. Benevento divenne territorio papalino a partire dall’XI secolo. Si dice sia stata costruita da Diomede re d’Etolia dopo la guerra di Troia. Vedi Cluverio”.
In Irpinia
Lasciatisi alle spalle Benevento e le sue “eleganti colline e vallate”, il viaggio prosegue verso il delizioso” paesaggio attorno a Montefusco e Montemiletto:
Vigne e grano a destra e sinistra. Strade aperte, alberi e fitti vigneti. Il paesaggio è delizioso, variegato come attorno a Benevento, ma meglio coltivato. Ore 07.30. Campi variopinti. Due borghi sui lati delle montagne sulla destra; a sinistra vigneti, a destra grano, lupini. Una distesa eccezionale. Arbusti. Aperta campagna come in Irlanda. Una strada pietrosa costeggia il fiume Calore.
Segue la tappa verso Ariano Irpino, che viene descritta in questo modo:
Ariano Irpino è una cittadella povera, in cima ad un colle impervio. La cattedrale ha 15 canonici oltre ad altri ecclesiastici, poveri …, 12 parrocchie. Il paesaggio circostante è collinare. Aperta campagna, spoglia. Sulla porta vescovile un alfabeto. Una processione trasporta la Santa Spina, uomini con la croce sulle spalle, uomini e donne al seguito di ecclesiastici di ogni ordine. Il pane è buono, ma l’acqua no (probabilmente per questa ragione alcuni hanno supposto che la città sia l’Equus Tuticus di cui parla Orazio – ipotesi confutata da Cluverio – o anche la città quod versu dicere non est, giacché è fuori discussione che si tratti dell’Equus Tuticus voluto da Diomede).
Si costeggia Savignano di Puglia e Greci (questa in Irpinia), si entra in un bosco ai confini con la Daunia e si cena in una “locanda grandissima”, un tempo residenza di campagna di qualche nobile.
È il 18 maggio.
Dopo aver percorso in larga parte la Puglia e una piccola parte di Basilicata (di cui vi parlo nel paragrafo successivo), Berkeley ed i suoi tornano in Irpinia costeggiando Savignano e Greci. Entrambe sono sulla cima di due colli.
A giugno ad Ariano con un freddo tale che li costringe ad accendere un fuoco.
Il 6 giugno, la comitiva attraversa Bonito, Grottaminarda e Frigento, queste ultime due con la strada tutta in salita.
Berkeley scrive: “In un santuario sul Monte Vergine sono custoditi i corpi di Shadrech, Mesach e Abednego. Il convento è famoso per i miracoli, le indulgenze e le innumerevoli reliquie. Una strada sassosa, poi grano. La cima di una collina ricoperta di felci, un breve tratto in discesa, grano. In una valle a destra, la città di Gesualdo. Una valle davvero molto grande che si estende a fianco alla strada su cui viaggiamo e limitata, dalla parte opposta, da una catena di montagne boscose. Il Monte Tabor, anticamente detto Taburnus. Da Frigento (dove abbiamo pranzato sub dio fuori dalla città e sotto gli occhi di tante persone) abbiamo percorso tre miglia in discesa attraverso boschi, campi di grano, pastura fino all’Amsancti Lacus, triangolare, biancastro e maleodorante con una circonferenza di circa 40 passi. Famiglietta vi gettò un cane del quale, dopo mezz’ora, risalirono a galla solo le ossa. In quella zona i contadini trovano uccelli, lepri, capre, lupi, tutti morti. Nelle mattine d’estate escono per andare a cercarli. 5 anni fa sono stati ritrovati due uomini morti, l’acqua è buona per la rogna, per le ferite, la lebbra e i colpi di freddo. Il getto dell’acqua è alto un metro”.
Di Frigento annota: “per Tolomeo è Aealanum e anche Cicerone la nomina nelle Epistulae ad Atticum, l. 16. Secondo Plinio nei pressi di questo lago si trovava il tempio di Mephitis. Del lago parla anche Cicerone in Divinat, l.1.”.
Cita mete del tutto ancora inesplorate: Trevico, Sant’Angelo dei Lonbardi, Guardia dei Lombardi, Taurasi, Torello dei Lombardi.
Ammira le altezze di Montemiletto e Montefusco, nonché la natura che circonda questi due ameni luoghi. “Alle 08.00 siamo arrivati in cima e di qui ci si è dischiusa una splendida vista di valli e colline ricoperte di boschi, di alte montagne e diverse città distribuite sui fianchi e in cima alle colline. La campagna è bellissima, fertile e variegata, ricca di molte nuove città in posizione stupenda. Alcune si trovano sulla punta delle colline, altre si affacciano su precipizi, altre ancora su dolci dirupi. Questo spettacolo favoloso è possibile goderlo sia ad est che ad ovest da Montefusco”.
Attraversa la Valle del Sabato fino ad Avellino, città all’epoca di circa trentamila abitanti: “Si tratta di una bella città, aperta e situata in una valle tra alte montagne ricoperte di boschi. Fontane e municipio decorate con busti e statue di discreta bellezza. N.B.: la migliore locanda del regno”.
Visita Nola, nel napoletano: “È una città famosa, prima era una repubblica, poi una colonia romana. Secondo gli abitanti del posto, Augusto sarebbe morto qui e, sempre a detta loro, un tempo il mare arrivava fino qui per mezzo di una specie di G… di ferro usati per legare qualcosa. N.B.: dei frati agostiniani a Nola ci hanno chiesto se gli inglesi fossero tutti calvinisti e abbiamo intavolato una lunga discussione”.
In seguito, nel tragitto da Roma a Napoli, incontra varie località, come Castel Gandolfo, Velletri, Cisterna, Fondi, Mola, Formia, Itri, Sessa Aurunca. “Gli antichi ritenevano che la Campania fosse una delle terre più belle al mondo per la dolcezza del clima, il numero e la qualità di frutta e fiori, la copiosa produzione di vino e grano. Colline ricoperte da vigne. Moltissimi degli antichi hanno riportato queste impressioni nei loro scritti”. Attraversa la Via Appia, godendo della vista di una “campagna incantevole”.
In Puglia e Basilicata
La descrizione dei paesi e delle città visitate in Puglia comincia il 20 maggio. Barletta è in un territorio pianeggiante che si affaccia sul mare. Da qui si gode una splendida vista sul promontorio del Gargano. Il colosso di Eraclio si trova sulla strada principale. Lui e la sua compagnia trovano una locanda adatta solo per ospitare muli e cavalli, e così vanno a dormire in una stanza in affitto presso la casa di un privato.
Trani è costruita in marmo bianco e dispone di una splendida cattedrale gotica. All’arrivo, il 21 maggio, il porto è bloccato e viaggiare di notte è pericoloso, per via degli attacchi dei pirati turchi. I porti di Trani e Brindisi sono bloccati dagli spagnoli per distruggerne le attività commerciali.
Bisceglie è a un’ora da Trani e la strada è costeggiata da vigne, melograni, olivi, fichi, mandorli ecc. Piacevole città costiera, Bisceglie è costruita in marmo bianco ed in pietra tagliata. È stata danneggiata dal terremoto “di quindici anni fa”. Il porto è piccolo.
Molfetta dispone di mura non grandi, costruite in marmo bianco ed è parecchio popolata. Dispone di un Collegio di gesuiti e di Francescani osservanti.
Giovinazzo è anch’essa circondata da mura e torri, in pietra squadrata, è una cittadella piccola dall’aspetto dimesso. Nei dintorni in turchi portano via famiglie intere. La strada che conduce a Bari è in pessime condizioni.
Una volta a Bari, andando a caccia di tarantole, scopre che “i dintorni della città sono incantevoli”. E, inoltre, scopre la fonte santificata dalle ossa di San Nicola. Qui, il padre superiore dei Francescani, molto devotamente mostra alla compagnia di viaggiatori “il chiodo al quale era attaccato il battente della porta a cui l’angelo bussò per dare l’annuncio alla madre di San Francesco che non avrebbe partorito prima di scendere in una stalla proprio come la Beata Vergine”.
La nobiltà barese non trascorre l’estate nelle ville di proprietà per paura dei turchi, anzi intere famiglie sono obbligate a vivere in città a causa di questa minaccia.
Poi, Berkeley annota che il paesaggio è punteggiato di fichi, benché compaiano anche altri alberi tipici del barese.
Si sofferma poi sulla piccola città di Mola di Bari, cinta da mura e con al centro il castello e la vecchia cattedrale.
Monopoli, cinta da mura e con seimila abitanti morti da ventidue anni a causa della peste. Il convento, dove il gruppo trova ottima accoglienza, è dotato di una torre per i ritiri, una scala, fucili e attrezzature di difesa dai turchi.
Brindisi è circondata da una campagna ben coltivata a grano e vigne. Borgo Egnazia viene lasciata sulla sinistra per paura dei turchi. Berkeley ricorda il verso di Orazio, Iratis Gnatia lymphis, cioè “costruita sotto l’ira delle ninfe dell’acqua”, in riferimento, secondo alcuni alla scarsità di acqua potabile che avrebbe reso difficile la vita degli abitanti. Oppure, secondo altri, alle acque in tempesta del Mar Adriatico, su cui si affaccia la città, spesso agitato dai venti di tramontana.
Il porto di Brindisi è descritto dallo storico greco Strabone come a forma di testa di cervo. Da qui ci si imbarca per la Grecia, arrivando a Illyricum Dyrrachium, oggi Durazzo.
Berkeley visita anche Castellaneta e Taranto le quali, insieme a Brindisi, formano l’antica Messapia Salentina o Calabria e scopre le abbondanti produzioni di olio, grano e vino nella zona di Lecce.
La città di Lecce, “Aletium per Tolomeo, per Strabone Lupine”, è la città che più di tutte incanta Berkeley. Il primo impatto, per la verità, non è idilliaco. Lui ed i compagni di viaggio dormono in una squallida camera in affitto. Apre la descrizione parlando dell’epidemia del 1679, a causa della quale la popolazione è stata decimata. Poi passa a parlare della natura: “Giardini di aranci, fiori e buona frutta”.
Il patrono della città è Sant’Oronzo, a cui è dedicata una statua bronzea su di un’alta colonna. La città è adagiata sudi una vasta pianura ed anche le case più piccole sono costruite con un raro buon gusto e con una quantità di porte e finestre decorate come non si vedono da nessun altra parte. L’altorilievo del convento dei Benedettini è “realizzato egregiamente” e la piazza claustrale su cui sorge il convento è, a detta di Berkeley, la più bella che egli abbia mai visto. “La gente è civile e cortese e, almeno le persone con cui finora ho avuto a che fare, le trovo oneste e intelligenti”.
Il vescovo irlandese rimarca il gusto ricco ed esuberante delle architetture locali, data la facilità di lavorazione della pietra locale, e sottolinea: “Sembra quasi che gli artisti del posto abbiano conservato parte del genio elegante e dello spirito dei greci, che per qualche tempo hanno abitato queste terre”.
La descrizione della Puglia continua, così, nel terzo diario, che si apre con la breve descrizione di Casalnuovo, oggi Manduria, nel tarantino, e con le sue storie sulla tarantola, che hanno costellato il viaggio in Puglia, come ho detto nel paragrafo sulle “Curiosità di viaggio”.
A Bracciano, “piccolo villaggio” incontrato dopo aver lasciato Lecce, il filosofo annota di aver pranzato con i suoi sodali “all’ombra di un albero di fichi e vicini a un pozzo, nel giardino di un tizio che ci ha offerto un po’ di insalata e qualche altra cosa. Questo villaggio appartiene all’Arcivescovo di Brindisi”.
Poi c’è il piccolo villaggio di Oria, sulla collina rocciosa. Da qui, è dato scorgere gravina, Brindisi, Lecce ed altre città pugliesi: “Oria, anticamente Uria, è la città più antica costruita dai cretesi all’epoca di Minosse, secondo Strabone, I.6 ed Erodoto, 1.7.”.
A Taranto, secondo Berkeley, “le case non sono granché. Le strade sono strette e davvero molto sporche”. San Cataldo, un irlandese che è stato arcivescovo della città, ora ne è il patrono. Anche qui storie di tarantole e danze sfrenate.
Poi Faggiano, che fa parte della colonia albanese, località dove tutti parlano l’albanese e a scuola si studia l’italiano. I villaggi di La Rocca – attuale Roccaforzata – e San Giorgio sono comuni a maggioranza albanese, mentre Faggiano lo è completamente.
A Massafra il gruppo di viaggiatori si imbatte in una campagna pianeggiante con pochissime case ed a Castellaneta fa la negativa esperienza di vedersi rifiutare ospitalità dai Domenicani, mentre viene accolto dai Cappuccini: “Città sporca e nessun’ opera d’arte di rilievo, nessun paesaggio da apprezzare, né tantomeno resti dell’antichità. È stato abbastanza curioso notare che i nomi Whig e Tory siano noti addirittura nell’entroterra dell’Italia meridionale. Inoltre, uno dei padri più colti ci ha chiesto se l’Irlanda fosse una grande città. La biblioteca è fornita di testi della Scolastica, di alcuni commentatori, mentre le opere dei Padri sono molte meno; in una sala c’è uno, forse due libri classici. In un altro convento ci hanno detto che non sapevano cosa farsene di un Virgilio, ma che, piuttosto, avevano bisogno di buoni testi per discutere e predicare”.
Il 2 giugno il gruppo arriva a Matera, città di diciassettemila abitanti. Dopo molti giri, giunge ad un convento di Francescani nei pressi di Gravina, città cinta da mura, con un Palazzo Ducale e un Vescovato. Berkeley scrive: “Il Duca è un individuo spregevole. I principi sono costretti da Del Caspio a dare la propria testa o quella dei ladri con cui dividono quel che rubano. I preti contano il numero dei parrocchiani a Pasqua. Il Vescovo di Gravina è morto da due anni e da allora Gravina è ancora senza Vescovo, giacché il vicerè non accetta il Vescovo nominato dal Papa in quanto straniero. N.B.: Il Vescovo di Matera percepisce 12.000 corone all’anno, quindi questi vescovi non sono così poveri come spesso si crede. A Matera e a Gravina esiste una distinzione tra nobile e cavaliere; quest’ultimo è il grado più alto nella scala sociale”.
Dopo avere lasciato Gravina, i viaggiatori arrivano a Poggiorsini, un paese dove non c’è la tarantola, anche se il cappellano afferma di avere visto diversi tarantati con un gonfiore livido dalle dimensioni di mezza corona. Vanno a dormire nella masseria del duca di Gravina, anche se sporca. La masseria è a disposizione del Duca che vi si ferma quando va a caccia.
Tra Gravina e Spinazzola, il nostro vescovo in viaggio riflette: “Gli italiani che vivono in città diventano più gentili, contrariamente a quel che accade agli inglesi”.
A Venosa, in Basilicata, Berkeley ha l’impressione di una diffusa povertà. Trova le costruzioni “scadenti” e le chiese “mediocri”. La statua del poeta Orazio, che qui ebbe i natali, è “un busto gotico modesto sistemato sul fregio di una colonna nella piazza”. Gli abitanti della città seguono con lo sguardo e a bocca aperta il gruppo di viaggiatori in tour in Italia. Berkeley li descrive così: “Sono gli uomini più pigri e spregevoli cha abbia mai incontrato”.
Non dice quasi nulla di Candela e dice di essere arrivato ad Ascoli Satriano al buio e per un tratto percorso a piedi. “Gli abitanti sono ecclesiastici e contadini”. Ci sono dei leoni in pietra, come quelli visti a Venosa e a Benevento. Anche ad Ascoli vi sono storie sulla tarantola. Si dice che finché la chiesa attaccata al convento in cima alla collina è visibile non si corre il rischio di essere morsi dalla tarantola.
Dopo un breve intermezzo irpino, il gruppo giunge a Troia, descritta come “una bella cittadina di proprietà del Principe della casa degli Avalos. Riceve grano dal Tavoliere delle Puglie e lo rivende in grandi quantità nel Cajus”. La città è stata fondata da coloni greci.
(Continua)