Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Dialogo di Anito e Meleto

> di Daniel Filoni*

Atene. È notte. Presso il Pireo, due uomini, di aspetto forbito, discutono, vicino alle navi veloci, di una questione di rilevante importanza.

Anito: Ieri, dopo che la nave per Delo ha fatto ritorno, implacabilmente abbiamo assistito, noi ateniesi dalle leggi giustissime, all’esecuzione di Socrate. L’uomo certamente più empio del nostro tempo, che rifiutando l’esilio è andato incontro alla morte, senza timore o risentimento.
Meleto: Come un eroe se n’è andato dal mondo, trapassando nell’oscuro Tartaro, con grande orgoglio e dignità.
Anito: In nome di Zeus, Signore dell’Ida! Hai visto con quale calma attendeva nella cella la sua ora? Come ha bevuto di sua iniziativa la cicuta, senza temere il giudizio implacabile degli Dei?
Meleto: Spaventosa e terribile era la sua calma, la sua ostinazione. Così, rifiutando il soccorso dei suoi discepoli e scansando l’esilio in terra straniera, Socrate, ha abbandonato la terra ed il cielo, come uomo convintissimo della propria condotta.
Anito: Sembrava che un demone gli illuminasse la mente, con una filosofia meravigliosa. Così è parso, a noi tutti, che un Dio lo guidasse, al momento del trapasso.
Meleto: Sta bene, amico! Questo posso concedertelo. Tuttavia, dobbiamo ravvisare che davvero insopportabile era diventato negli ultimi anni della sua vita. Trascorreva i giorni interi nell’Agorà, distogliendo i suoi e i nostri cittadini dai compiti a loro prestabiliti. Con vuote e capziose sofisticazioni gli riempiva la mente di vane ciance, avendo, tra l’altro, sempre fisso, un solo obiettivo: quello di instillare il dubbio, come un fastidioso tafano, nelle loro anime incontaminate.

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