Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Autorità e libertà nel pensiero di Hannah Arendt

Da una parte, quel che viene insegnato è importante per la cosiddetta vita pratica; dall’altra, se qualcuno dovesse chiedere a me, come filosofa, che cosa si dovrebbe imparare al liceo, risponderei: «Prima di tutto, solo cose inutili: greco, latino, matematica pura e filosofia. Tutto quel che è inutile nella vita». Il bello è che così, all’età di diciotto anni, si ha un bagaglio di sapere inutile con cui si può fare tutto. Mentre col sapere utile si possono fare solo piccole cose.

ÁGNES HELLER, Solo se sono libera, Castelvecchi, Roma 2017, pag. 36

Autorevolezza e autoritarismo

Il tema dei rapporti di potere implica la differenza tra autorevolezza, vale a dire l’essere credibili e degni di rispetto, e la deriva autoritaristica, dettata dal narcisismo, dall’intransigenza che non ammette repliche, dal potere che si avvita su se stesso e non si apre al dialogo e all’empatia.

Quest’ultima tipologia – l’autoritarismo che non ammette repliche – sottende forme altamente tossiche di potere, in qualsiasi ambito, grande o piccolo che sia. Le persone che sono dentro a certi meccanismi, hanno perso la distanza che sarebbe salutare tra la loro persona ed il loro ruolo, fino ad identificare pienamente la prima con il secondo.

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La realtà in espansione

 

1. Introduzione

Sommariamente gli algoritmi possono essere inquadrati come delle complesse reti processurali che, in continua elaborazione, sfociano nella creazione di sistemi molto variegati; essi, da questo punto di vista, appaiono essere un’enorme popolazione di processi agentivi. Queste popolazioni agentive, dalla seconda metà del XX secolo, iniziarono ad essere pensate e situate all’interno di specifici ambienti che potessero restituire, agli stessi informatici e non solo, diverse interpretazioni lavorative. Molto semplicemente, i processi algoritmici, passarono dall’essere situati in singoli computer all’essere de-situati, de-centrati in ogni luogo/spazio.

2. Dai singoli ai plurimi

Se si volesse fissare, in modo convenzionale, un punto di partenza di questo processo de-centrante, potrebbe assumersi il contesto della Guerra Fredda come una delle varie cause in quanto, all’epoca, diverse iniziative politico-militari portarono alla creazione di un progetto di ricerca avente l’obiettivo di connettere i vari computer presenti in diversi centri politici, militari e accademici per consentire un più rapido scambio di informazioni; per consentire, in caso di attacco nucleare, la conservazione dei dati-informazioni-conoscenze.

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L’incontro con l’Altro

Fin dall’inizio, la nostra esistenza presuppone necessariamente l’incontro con l’Altro. Nessuno può da solo realizzare pienamente il progetto di esistere.

La relazione è ineludibile, anche nella solitudine i nostri pensieri mantengono la relazione con gli altri. L’apertura con l’alterità non è semplice e immediata ma faticosa: ognuno porta con sé i propri sentimenti, i propri stati d’animo, ognuno è depositario di un proprium che rende unici e irripetibili.

 Nell’incontro con l’Altro ci rendiamo conto di custodire una profondità di cui era impossibile accorgersi da soli.

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Prendersi per mano

Abstract

The importance of manual labour and the superiority of humans over other creatures because they have hands has been emphasised many times in philosophy, anthropology, and sociology. Hegel, for example, said that “The hand is the animated creator of human happiness”. Heidegger argued that “Only a speaking, i.e. thinking, being can have hands and thus, through manipulation, perform the work of the hand”.

This short essay does not seek to demonstrate the superiority of humans over other living beings: rather, the intention is to analyse the possible nuances of a simple yet powerful gesture such as “holding hands”.

Keywords: hand, Aristotle, Michelangelo, Iliad, Émile, education, love, friendship, society

  1. Importanza delle mani da Anassagora a Michelangelo

“Anassagora afferma che l’uomo è il più intelligente degli animali grazie all’avere mani; è invece ragionevole dire che ha ottenuto le mani perché è il più intelligente. Le mani sono infatti strumenti e organi e il disegno invariabile della natura nel distribuire gli organi consiste nel dare all’animale quanto sia in grado di usare […] Considerando quindi che tale è il corso migliore delle cose, e che di ciò che è possibile la natura porta sempre in atto il meglio, dobbiamo concludere che l’uomo non deve la sua intelligenza superiore alle mani, ma le mani alla sua intelligenza superiore. A colui dunque che è in grado di impadronirsi del maggior numero di tecniche la natura ha dato, con la mano, lo strumento in grado di utilizzare il più gran numero di altri strumenti. […] La mano sembra in effetti essere non un solo strumento, ma molti strumenti al tempo stesso, è infatti, per così dire, strumento prima degli strumenti”.

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Pausa estiva 2025

Cari amici, lettori, collaboratori,
come ogni anno di questi tempi, «Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza. Le pubblicazioni riprenderanno domenica 7 settembre: motivo per cui vi invitiamo, come sempre, a continuare a caricare i vostri contributi in piattaforma. Per qualsiasi comunicazione, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva per l’intero periodo (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura).
Buone vacanze a tutti

La Redazione


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Una nuova specie: soggettività biotiche

INTRODUZIONE

L’obiettivo delle seguenti pagine è quello di presentare la questione dei robot sotto una luce differente rispetto al passato. Se un ventennio fa, questo tipo di ente artificiale, veniva ancora interpretato a partire da coordinate concettuali tradizionali, dall’inizio del nuovo millennio e soprattutto negli ultimi anni, questi enti hanno incominciato a richiedere diverse prospettive interpretative. Da ente/oggetto/strumento i robot che stanno iniziando a popolare le nostre realtà assumono sempre più l’aspetto di veri e propri soggetti, per non dire, individui1. Partendo da un minimale setaccio delle idee e dei risultati di alcuni pionieri in materia, le pagine si concentrano sulla specifica branca della robotica evolutiva che, a partire dai primi anni 2000, ha permesso ai soggetti biotici di guadagnarsi questa definizione tenendo presente, però, che le questioni circa questi ambiti, visti i continui avanzamenti, non possono che rimanere questioni aperte.

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Propaganda. Chi governa e chi viene governato

Introduzione. Obbedienza senza costrizione

Propaganda. No, non stiamo parlando del gruppo pop degli anni ’80. E nemmeno della nota trasmissione tv. Stiamo parlando del capitalismo. Quel sistema economico, politico e sociale che controlla l’opinione pubblica e che, tramite tale “fabbrica del consenso” (Chomsky-Herman 2023), è in grado di dirigere l’azione delle masse secondo le proprie preferenze. Un sistema che non ti costringe a scegliere come vuole lui ma che, tramite tecniche e schemi precisi1, semplicemente non ti lascia alternative. Un sistema che non vara piani quinquennali2 cui ti toccherà aderire, ma che ha già previsto ciò che verrai indotto a scegliere, a fare, a essere di qui ai prossimi anni.

Quest’ultimo aspetto riveste un’importanza precipua e particolarissima. Perché riguarda direttamente ciò che sarai – ciò che verrai indotto a essere, dalle condizioni politiche, sociali, economiche, internazionali in cui ti troverai, tuo malgrado, immerso – ovvero non solo e non tanto ciò che farai o sceglierai in questa o quella occasione; ma, di più, riguarda direttamente ciò che penserai, ciò che riterrai giusto, ciò di cui desidererai occuparti (l’ambiente) e preoccuparti (la guerra).

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Intelligenza artificiale: bolla speculativa o sfida reale?

  1. Introduzione

La domanda che dà il titolo al contributo, per chi scrive, non ha senso di porsi ma, ciononostante, l’interrogativo può apparire leggittimo per una platea di studiosi e non che, nel corso della propria vita, hanno visto passare dinanzi ai propri occhi frequenti appelli, allarmi e presunte sfide da cogliere che, purtroppo o per fortuna, si sono rivelate false sirene anti atomiche. A tal proposito, queste pagine hanno l’obiettivo di mostrare come, purtroppo o per fortuna, la questione dell’IA sia una sfida che, noi tutti, già abbiamo accettato. Com’è risaputo, i temi che rientrano e che dipartono dall’onnicomprensiva denominazione Intelligenza Artificiale, ormai, non si contano più. La maggior parte, se non tutti, degli spazi linguistici umani possono avere a che fare con gli effetti e con le cause dell’IA, anzi, più che optare-per, essi sono costretti a farlo e, quindi, devono interfacciarsi con gli aspetti che questa “tecnologia” ha creato e/o rimesso in discussione. Un primo movimento, a tal proposito, potrebbe consistere, ancora prima di praticare una rideterminazione del contesto umano, nel provare ad inquadrare il cosa ed il come di questa tecnologia multiforme. Cos’è, quindi, l’IA? Cos’è che fa? Come riesce a fare ciò che fa? Come si può intuire, ciò che riverbera in queste domande ha a che fare con la dimensione pratica, quasi a significare che sarà a partire da una descrizione di ciò che “fa”, che sarà possibile inquadrare cos’è/sarà l’IA.

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Occidente senza pensiero. Un’esortazione a ripartire

Nella sua recente opera “Occidente senza pensiero” Aldo Schiavone presenta la possibilità ed ancor più la necessità morale per l’Europa di essere protagonista di una rivoluzione globale. Proprio ora che, in una situazione mondiale incandescente, il Vecchio Continente è messo da parte come qualcosa di insignificante nelle questioni planetarie, l’Europa dovrebbe riflettere e rivitalizzare i valori che ha elaborato nei secoli, per difendere sé stessa e l’umanità tutta dalle attuali minacce.

La crisi dell’Occidente e dell’Europa in particolare è vista perlopiù nella sua componente endogena, probabilmente perché i valori teorizzati non sono stati messi in pratica con la necessaria radicalità. Le dichiarazioni solenni di libertà e di uguaglianza trovarono nella prassi, e talvolta anche nella teoria, innumerevoli eccezioni; ma dal Settecento alla seconda metà del Novecento, sia sul piano dell’elaborazione teorica ma anche nella realizzazione concreta, molti positivi eventi ebbero compimento e il continente ha goduto di un lungo periodo di prosperità e di pace. La libertà di espressione ha permesso nel cosiddetto Mondo libero un continuo confronto di idee, non lasciato alle sole élites.

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Le ambivalenze della nostalgia

La nostalgia è uno stato d’animo caratterizzato da un processo emotivo complesso, da una parte la malinconia nei confronti del passato e dall’altra una profonda inquietudine di vivere il presente.

Il termine nostalgia nasce dalla combinazione delle due parole greche “nostos” ritorno e “algos” dolore, e corrisponde al dolore del viaggiatore che, lontano dalla sua terra, la rimpiange e desidera ritornare.

Hegel ha dato una definizione di nostalgia “La nostalgia è il dolore per la vicinanza del lontano”, le due parole sembrano in antitesi tra loro, l’accostamento di vicinanza e lontano sembra stridente, ma in realtà riesce a trasmettere in modo efficace il concetto di nostalgia. Lontano può essere qualcosa che appartiene a un altro tempo, qualcosa da cui siamo stati separati, ma che ancora sentiamo vicino. Ed è proprio questa incapacità di allontanare anche emotivamente l’oggetto o la persona lontana che ci provoca dolore. Un dolore che è anche desiderio di ritornare nel luogo lontano o di ritrovare la persona persa. 

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Pensare il Diritto: tra filosofia e scienza giuridica

Che cos’è il diritto? È una domanda apparentemente semplice, eppure radicalmente complessa. Dietro di essa si cela un intero orizzonte epistemologico e culturale che attraversa secoli di pensiero. Di fronte a questa domanda, la filosofia e la scienza del diritto offrono risposte diverse, mosse da posture cognitive e metodologiche profondamente distinte. Se la scienza giuridica analizza il diritto come fatto e fenomeno sociale, la filosofia del diritto si interroga sul suo senso, sulla sua giustizia, sulla sua necessità. Due approcci, due sguardi, un oggetto comune: il diritto come espressione ordinatrice della vita collettiva.

Per comprendere la diversità tra filosofia del diritto e scienza giuridica è indispensabile partire da una più generale distinzione tra filosofia e scienza. Come ha osservato Martin Heidegger, “la scienza calcola, la filosofia pensa”. La scienza moderna — in particolare quella di impianto sperimentale — osserva la realtà, la seziona, la descrive in base a parametri misurabili: estensione, movimento, funzione, struttura. Il suo sapere è empirico e descrittivo, orientato alla spiegazione causale e verificabile dei fenomeni.

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