Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Propaganda. Chi governa e chi viene governato

Introduzione. Obbedienza senza costrizione

Propaganda. No, non stiamo parlando del gruppo pop degli anni ’80. E nemmeno della nota trasmissione tv. Stiamo parlando del capitalismo. Quel sistema economico, politico e sociale che controlla l’opinione pubblica e che, tramite tale “fabbrica del consenso” (Chomsky-Herman 2023), è in grado di dirigere l’azione delle masse secondo le proprie preferenze. Un sistema che non ti costringe a scegliere come vuole lui ma che, tramite tecniche e schemi precisi1, semplicemente non ti lascia alternative. Un sistema che non vara piani quinquennali2 cui ti toccherà aderire, ma che ha già previsto ciò che verrai indotto a scegliere, a fare, a essere di qui ai prossimi anni.

Quest’ultimo aspetto riveste un’importanza precipua e particolarissima. Perché riguarda direttamente ciò che sarai – ciò che verrai indotto a essere, dalle condizioni politiche, sociali, economiche, internazionali in cui ti troverai, tuo malgrado, immerso – ovvero non solo e non tanto ciò che farai o sceglierai in questa o quella occasione; ma, di più, riguarda direttamente ciò che penserai, ciò che riterrai giusto, ciò di cui desidererai occuparti (l’ambiente) e preoccuparti (la guerra).

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Guerra al contante. Controllo sociale e rischi della moneta elettronica

Introduzione. Pro e contro della moneta elettronica

La digitalizzazione1 di ogni attività umana – dalla geolocalizzazione allo SPID, dall’AppIO all’e-commerce, dal social networking alla firma digitale – ha aumentato enormemente le possibilità del controllo del singolo da parte del potere2: anche grazie agli smartphone che abbiamo sempre con noi, sono ormai ben poche le cose che possiamo dire (Servidio 2024) o fare (Lana 2020) senza che qualcuno lo sappia. Che le nostre preferenze siano ormai di dominio pubblico, ce ne accorgiamo dalla pubblicità sempre più onnipervasiva (Fusaro 2021: 215) e mirata3.

La più pericolosa operazione di digitalizzazione sembra tuttavia essere un’altra: il tentativo di sopprimere completamente la moneta contante a favore di quella elettronica. Dietro il paravento dei vantaggi per tutti (possibilità di acquistare online e in prossimità senza rischi di contagio, nell’ambito della contactless society nella quale ci siamo trovati ad esempio ai tempi dell’emergenza CoViD-19; nonché la tanto sbandierata lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata4) si nascondono i motivi dell’utilità esclusiva per il potere a svantaggio dei cittadini:

  • il denaro contante è in mano al cittadino, almeno in parte, mentre quello digitale è completamente in mano alle banche
  • il sistema bancario può lucrare in modo parassitario sulle transazioni digitalizzate
  • il denaro digitale è interamente tracciabile (e il cittadino, una volta di più, controllabile)
  • se il danaro è in mano al sistema bancario, sarà agevole, con un click, mettere a tacere e far sparire i dissenzienti (Fusaro 2021: 131).

Ci occuperemo qui di quest’ultimo punto in particolare, prendendo spunti da 3 episodi di cronaca degli ultimi 3 anni, illuminanti al riguardo (due avvenuti  all’estero e l’ultimo, purtroppo, in Italia).

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Rich Do It Better.

L’ordine dominante oltre la democrazia verso un nuovo feudalesimo

Introduzione

Tre elementi di cronaca.

Primo. Il 5 marzo 2025 la presidentessa della commissione europea Ursula von der Leyen, dopo aver annunciato l’intenzione di investire 800 miliardi di euro per il riarmo (progetto denominato “ReArm Europe”) annuncia l’intenzione di portarlo direttamente al consiglio d’Europa (tramite il ricorso all’art. 122, atto a trattare i casi di emergenza), senza passare per il parlamento europeo. Così la presidentessa:

So che l’articolo 122 non vi piace, ma è lo strumento più rapido fornito dai trattati. L’intenzione non è quella di aggirare il Parlamento ma si tratta di un’emergenza esistenziale1.

Per quanto intrinsecamente poco rilevante – come noto, il parlamento europeo ha una mera funzione consultiva: anche se boccia una proposta, il consiglio può tranquillamente ignorare questo parere e approvarla comunque, rendendola legge – il parlamento è l’unica istituzione votata dai popoli d’Europa (altrimenti detto, l’unica realmente democratica)2. La posizione della von der Leyen corrisponde dunque a un orientamento esplicito: fare a meno della volontà popolare. Le sorti dell’Europa – cioè, della vita  e morte degli europei, in questo caso, dato che si parla di armamenti, cioè di guerra – sono sottratte ai cittadini, per essere affidate ai “tecnici”.

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Tu-tu. Riflessioni su “Tootle” di Gertrude Crampton

Nel villaggio di Valle dello Scambio c’è una scuola per locomotive. Le piccole locomotive ci vanno per prendere lezioni di Fischio, Fermata per Bandiera Rossa Sventolante, Sbuffo Forte alla Partenza, Affrontare le Curve in Sicurezza, Stridio alla Fermata, e Fare Clic-Clac sulle Rotaie. La più importante di tutte, manco a dirlo, è Restare sui Binari Qualunque Cosa Accada.

Il preside della scuola è un vecchio ingegnere: si chiama Bill ed è molto comprensivo. Dice sempre alle nuove locomotive che non fa niente se non imparano subito tutto alla perfezione. Ma su una cosa non transige: nel Restare sui Binari Qualunque Cosa Accada bisogna prendere 10 e lode. Bastano poche settimane alle piccole locomotive per capire uscire dalle rotaie, anche solo per un attimo, è impensabile. Non va fatto e basta, Mai. Qualunque cosa accada.

Un giorno arriva a scuola una nuova locomotiva di nome Tu-tu e subito il preside capisce che è in gamba. «Ti piacerebbe crescere e diventare un Bolide1 che sfreccia tra New York e Chicago?»

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Ma con musica musica. Divertissement per voce sola

La musica è quella cosa che, prevalentemente, si ascolta. Ha a che fare con il suono. Si può anche leggere – i musicisti lo fanno – ma per lo più si ascolta. La poesia, invece, è quella cosa che prevalentemente si legge. Ha a che fare con la parola. Si può anche ascoltare – in certi eventi si può assistere a letture ad alta voce – ma per lo più si legge.

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I musicisti fanno dischi, incisi per essere ascoltati. I poeti fanno libri, stampati per essere letti.

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La canzone è una cosa a metà strada fra la musica e la poesia: c’è il testo e c’è l’accompagnamento musicale (Treccani).

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Non potendone fare questione di diritto – non esiste “si deve” nell’arte – si dovrà farne una questione fenomenologica (di fatto).

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Franz Kafka, ’A metamorfosi, ed. Coppola, 2024. Trad. in napoletano di John McDillan.

Interessante e benvenuta l’operazione di tradurre in napoletano classici della letteratura (oltre a Kafka, gli editori Marotta e Cafiero – “Coppola” è un loro marchio – propongono Fedro e Perrault) nel formato tascabilissimo (6,5 x 13 cm) della collana “i fiammiferi”, che con questo titolo supera quota cento. A disposizione di chi voglia leggere un napoletano che non sia quello classico di Scarpetta e De Filippo.

Purtroppo l’esito non è all’altezza dell’idea e della veste editoriale, in quanto il contenuto esibisce una scarsa cura tanto del testo quanto della lingua. Al di là di questioni discutibili (e ancora discusse), come ad es. l’uso degli apostrofi a fine parola (francamente inutile, dato che in napoletano la vocale finale è muta); o come l’uso della consonante iniziale raddoppiata in certe parole dal suono più forte; o ancora l’uso dell’eufonica in espressioni come ad arapì, ad arrefonnere, ed ecco, quello che risalta è una scrittura casuale, priva di una guida salda in termini grammaticali e lessicali (strana al riguardo l’assenza di una nota critica di chiusura circa gli standard utilizzati).

Alcune osservazioni sul testo.

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Pausa estiva 2024

Cari amici, lettori, collaboratori,
«Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza. Le pubblicazioni riprenderanno domenica 8 settembre: motivo per cui vi invitiamo, come sempre, a continuare a caricare i vostri contributi in piattaforma. Per qualsiasi comunicazione, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva per l’intero periodo (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura).
Pausa non vuol dire stasi. Vuol dire tempo per ricaricarsi e ripartire alla grande!
Buone vacanze a tutti

La Redazione


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Captain Fantastic: noia e propaganda

Captain Fantastic è un film di Matt Ross del 2016 con Viggo Mortensen. Ma, soprattutto, è un concentrato di propaganda capitalistica incredibilmente mal celata – il che, se è un grave difetto nell’arte della retorica, è imperdonabile in quella narrativa.

Il film si apre con un papà che alleva da solo, senza la moglie, 6 figli nella foresta, dove insegna loro a sopravvivere procurandosi del cibo, a difendersi, ad allenarsi fisicamente e intellettivamente e a gustare la gioia delle cose belle, come la musica e dello stare insieme – lontano dalle seduzioni del consumo e da un sistema produttivo che ti rammollisce e ti rende dipendente dal potere delle aziende che ti forniscono cibo, cure, istruzione. I figli, in effetti, sono molto più forti dei loro coetanei (ricorrenti le scene di esercizio ginnico) e molto più colti: a volte perfino i più piccoli (8-9 anni) danno dei punti agli adulti, con una spigliatezza impressionante e conoscenze linguistiche e scientifiche da ultimo anno d’università. Si procurano da soli il cibo quotidiano – cacciando e cucinando la selvaggina – e imparano a contare unicamente sulle loro forze anche e soprattutto nelle situazioni estreme (come ad esempio la scalata verticale che il padre li conduce a fare).

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Sulle tue spalle

Lettura del saggio Il dopo di Ilaria Capua

Introduzione

La tesi per la quale la pandemia nota come CoViD-19 sarebbe stata l’occasione di immaginare1, suggerire e in certi casi di indurre a colpi di decreti delle modifiche allo stile di vita delle persone che con la gestione meramente medica e perfino emergenziale avevano ben poco (per non dire nulla) a che fare è controversa2. Questo articolo non intende entrare nella polemica, bensì sottolineare la singolarità di un evento specifico: la pubblicazione del libro di Ilaria Capua3, Il dopo. Il virus che ci ha costretto a cambiare mappa mentale; libro scritto da un medico veterinario (Capua 2020: 5), che tuttavia poco si dedica a questioni medico-scientifiche, o a problemi logistici come l’organizzazione delle strutture sanitarie, per attardarsi invece su aspetti sociologici, il cui fulcro è quello che i cittadini avrebbero dovuto fare da subito e in previsione delle pandemie future, per comportarsi in maniera conforme alla gestione ottimale (secondo l’A.) del problema4. Con un’esposizione che sembra tutt’affatto non neutrale, ma indirizzata, che si spinge – e non occasionalmente, ma sistematicamente, come vedremo – a voler ripensare l’intero comportamento personale e sociale di ogni singolo cittadino del mondo5.

Il problema? È tuo

Partiamo dalla prima considerazione: «Siamo fragili», dice (Capua 2020: 43), in riferimento alla vulnerabilità dell’uomo da parte dei virus. Ed è certamente così. Si tratta tuttavia di una descrizione molto semplificata della situazione reale, nella quale non si fa menzione del fatto che questa fragilità possa non dipendere (né soltanto né per la maggior parte) dal nostro essere “canne fragili” (Pascal 2017: 153; §264), ma dal fatto che, negli ultimi vent’anni, i tagli alla spesa ospedaliera italiana abbiano causato una riduzione di oltre 83.000 posti-letto (il 32%: Cobianchi 2023)6.

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Questo mondo non è un albergo

L’immagine dell’hotel come metafora del capitalismo

Introduzione

Ci sono immagini eloquenti che hanno mostrato in sintesi gli aspetti peggiori del capitalismo1. La prima, celeberrima, è quella di Kierkegaard:

In un teatro scoppiò un incendio dietro le quinte. Un clown uscì sul palcoscenico e avvisò il pubblico. Gli spettatori pensarono che si trattasse di uno scherzo e applaudirono. Il clown ripeté l’annuncio, con sempre maggior divertimento dei presenti. È così, immagino, che il mondo verrà distrutto: tra l’ilarità generale dei buontemponi, convinti che sia tutto un gioco2.

Metafora potentissima di una società ormai incapace di distinguere la realtà dalla finzione, potenzialmente in grado di salvare se stessa ma di fatto troppo presa dall’ebbrezza del divertimento per riuscirci. La seconda viene dal filosofo francese Maurice Bellet, che parla del nostro tempo come affetto dal cancro:

Quello descritto è un movimento che, muovendo congiuntamente dal profondo e dal punto più alto, come pure dal nucleo inattingibile, suscita tutte le potenzialità umane. E, in verità, tale movimento ha una sola legge: vita, creazione, essere, al massimo livello possibile! Nondimeno, il suo nemico mortale è quel cancro che, col pretesto di infrangere i limiti, prolifera nel mostruoso (e i nostri tempi rientrano in questa condizione)3.

C’è tuttavia un’immagine che ricorre: quella dell’hotel, inteso come metafora della condizione dell’uomo nella società capitalistica. Che per la sua immediatezza, oltre che per la profondità, va oltre la sfera della riflessione filosofica per approdare a quella della cultura popolare. Accostamento che abbiamo tentato qui nell’esaminare dapprima il testo della canzone Hotel California degli Eagles (1977), poi quello del monumentale La distruzione della ragione di György Lukács (per la parte relativa al Grand Hotel Abisso). In che modo e in che senso questi due testi ci presentano il capitalismo dei nostri giorni? è la domanda a cui tenteremo di rispondere. Nelle Conclusioni proveremo a spiegare i motivi della potenza evocativa di queste immagini, con l’aiuto degli studi di Marc Augé, in particolare quello sui nonluoghi.

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Un sogno a cinque cerchi. Sport e medicina nel romanzo di Maria Cristina Pasqualetto

Il nuoto fin da piccola, i successi e il desiderio di non deludere la mamma. Poi il corpo che muta con l’adolescenza, le prime gare importanti e le prime difficoltà, gli screzi con l’allenatore e l’illusione di poter risolvere tutto da sola: si snoda così il racconto di Elisa, fra la competizione, l’ansia di riuscire e di “arrivare”, perché è questo che vuole ogni atleta, che insegue con tutte le sue forze, quel centesimo in meno sul tempo, che gli permetta di qualificarsi per i mondiali – i cinque cerchi del titolo, quelli delle tanto agognate Olimpiadi.

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Dialogo, cinema, letteratura. Una nuova collana Pensa Multimedia diretta da Riccardo Mazzeo

«Nessuno dispone delle soluzioni generali ai problemi globali». Questa affermazione di Raimon Panikkar, filosofo del dialogo, è ormai un dato di fatto: solo dall’incontro e dal confronto possono emergere le soluzioni ai problemi che ci attanagliano: l’ambiente, la povertà. La guerra. Il dialogo non è più una possibilità, ma una necessità.

Da questa consapevolezza nasce la nuova collana dell’editore Pensa Multimedia, “Pratiche dialogiche”, diretta da Riccardo Mazzeo

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