
Introduzione
Il compito che mi sono posto in questo articolo è di delineare i tratti caratteristici dell’ontologia dell’eccesso nella filosofia di Georges Bataille e di mostrare come a livello estetico, livello che in lui è primario e originario, questo si traduca nel concetto di accecamento. Concetto che trova espressione nella metafora dell’occhio in Storia dell’Occhio, ma prima ancora in un occhio sui generis, l’occhio pineale, in L’ano solare e nei Dossier sull’occhio pineale.
1. Ontologia dell’eccesso
«Anche il pensiero (la riflessione) si compie in noi solo nell’eccesso. Che significa la verità, al di fuori della rappresentazione dell’eccesso, se non vedessimo quel che eccede la possibilità di vedere, quel che è intollerabile vedere, come, nell’estasi, quel che è intollerabile godere? se non pensassimo quel che eccede la possibilità di pensare…?» (G. BATAILLE, Madame Edwarda, ES, Milano 2004, p. 16.)
Georges Bataille è il pensatore dell’eccesso.
Nessun altro filosofo o saggista nel secolo scorso ha osato spingersi così avanti e con questa ostinazione nelle proprie opere. L’eccesso può essere definito, a partire anche dalle parole in esergo di Bataille, come l’urgenza di superare i limiti imposti, siano essi naturali o di convenienza, di pensare l’impensabile e di fissare l’attenzione là dove per lo più l’uomo non ha l’ardire di andare.
Il concetto di eccesso, di conseguenza, più di altri è la chiave di volta del suo pensiero e che più caratterizza la sua vicenda umana e intellettuale.
