«La situazione attuale oscilla tra due tendenze. Da un lato, il nichilismo che suggerisce: “Non c’è nulla di sacro, non culliamoci nelle illusioni” – cui si può aggiungere una certa forma di materialismo scientista e positivista. Dall’altro, il ritorno al religioso, in cui il bisogno di credere fondamentalmente umano – è assurdo contrastarlo, poiché la partecipazione al senso fa parte di ciò che l’essere parlante ha di più specifico – è capitalizzato da religioni che lo rinchiudono in dogmi. Dogmi che diventano integralisti, come si vede oggigiorno in particolare nell’Islam. Tra questi due abissi la via è stretta, ma penso che l’esperienza analitica – e in un certo qual modo l’esperienza estetica – consista nel conservare il bisogno di senso, la necessità stessa di illusione, senza intrappolarli in assoluti o istituzioni» [Julia Kristeva, Il rischio del pensare, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2006].