
Interessante e benvenuta l’operazione di tradurre in napoletano classici della letteratura (oltre a Kafka, gli editori Marotta e Cafiero – “Coppola” è un loro marchio – propongono Fedro e Perrault) nel formato tascabilissimo (6,5 x 13 cm) della collana “i fiammiferi”, che con questo titolo supera quota cento. A disposizione di chi voglia leggere un napoletano che non sia quello classico di Scarpetta e De Filippo.
Purtroppo l’esito non è all’altezza dell’idea e della veste editoriale, in quanto il contenuto esibisce una scarsa cura tanto del testo quanto della lingua. Al di là di questioni discutibili (e ancora discusse), come ad es. l’uso degli apostrofi a fine parola (francamente inutile, dato che in napoletano la vocale finale è muta); o come l’uso della consonante iniziale raddoppiata in certe parole dal suono più forte; o ancora l’uso dell’eufonica in espressioni come ad arapì, ad arrefonnere, ed ecco, quello che risalta è una scrittura casuale, priva di una guida salda in termini grammaticali e lessicali (strana al riguardo l’assenza di una nota critica di chiusura circa gli standard utilizzati).
Alcune osservazioni sul testo.
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