Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Ontologia dell’eccesso e estetica dell’accecamento nel pensiero di Georges Bataille

Introduzione

Il compito che mi sono posto in questo articolo è di delineare i tratti caratteristici dell’ontologia dell’eccesso nella filosofia di Georges Bataille e di mostrare come a livello estetico, livello che in lui è primario e originario, questo si traduca nel concetto di accecamento. Concetto che trova espressione nella metafora dell’occhio in Storia dell’Occhio, ma prima ancora in un occhio sui generis, l’occhio pineale, in L’ano solare e nei Dossier sull’occhio pineale.

1. Ontologia dell’eccesso

«Anche il pensiero (la riflessione) si compie in noi solo nell’eccesso. Che significa la verità, al di fuori della rappresentazione dell’eccesso, se non vedessimo quel che eccede la possibilità di vedere, quel che è intollerabile vedere, come, nell’estasi, quel che è intollerabile godere? se non pensassimo quel che eccede la possibilità di pensare…?» (G. BATAILLE, Madame Edwarda, ES, Milano 2004, p. 16.)

Georges Bataille è il pensatore dell’eccesso.
Nessun altro filosofo o saggista nel secolo scorso ha osato spingersi così avanti e con questa ostinazione nelle proprie opere. L’eccesso può essere definito, a partire anche dalle parole in esergo di Bataille, come l’urgenza di superare i limiti imposti, siano essi naturali o di convenienza, di pensare l’impensabile e di fissare l’attenzione là dove per lo più l’uomo non ha l’ardire di andare.
Il concetto di eccesso, di conseguenza, più di altri è la chiave di volta del suo pensiero e che più caratterizza la sua vicenda umana e intellettuale.

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Metateoria di completezza, coerenza, dimostrazione. Gödel, Aristotele, Hegel, Tarski

Abstract

I address Gödel’s Incompleteness Theorem through four stages: by revisiting Aristotle’s Principle of Non-Contradiction; by revisiting Tarski’s Metalanguage; and, in a secondary way, by revisiting Hegel’s dialectic; as well as by using Gödelian mathematics to formalize the system. In short, I change the interpretative framework of Gödel’s theorem while its calculus remains untouched. The result provides a complete and coherent system.

Keywords: Completeness, Coherence, Demonstration, Gödel.

È una prova di consistenza e completezza del sistema.[1]

La metateoria misurante la consistenza e completezza del sistema, per sistemi abbastanza potenti da esprimere le proprietà elementari dell’aritmetica (PA – Peano Arithmetic, da Giuseppe Peano), è il Teorema di Incompletezza di Gödel. Esso risponde alla domanda: il sistema è consistente e completo? Per esso, il sistema non può essere assieme consistente e completo.

Rivisitiamo la prova gödeliana: anzitutto semplifico in tre parti il suo teorema, evidenziando gli elementi centrali a questa prova, dopodiché dichiaro l’oggetto della presente dimostrazione (lemma) e – qui mi sospendo con una integrazione matematica leggibile primo o dopo i tre teoremi – di conseguenza rivisitiamo la completezza, la coerenza e la dimostrazione. Non è il calcolo di Gödel a essere messo alla prova, ma la teoria entro cui lo interpreta.

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Fondamento: osservazioni generali sul massimo sistema

Sunto: Si vuole diffondere la Filosofia del fondamento (o filosofia del Tutto). Si inizia sciogliendo gli opposti finito-infinito in un semplice (cap. 1) poscia ne analizziamo la superficie (cap. 2). Si prosegue riflettendo su Tutto (cap. 3) e Niente (cap. 4), da cui il detto scioglimento. Giungiamo così all’amore come forza di unione fondamentale (cap. 5). Infine ci apriamo al divenire delle cose (cap. 6). La conclusione è un racconto immaginario sul fondamento (cap. 7). Il breve articolo si riferisce al saggio in  bibliografia.

1. Fondamento

Cinque passaggi per giungere al fondamento:

  1. Il Tutto è finito per sua perfezione, poiché ogni determinazione;
  2. Il Niente non esiste, poiché nessuna determinazione;
  3. Il Tutto può limitarsi solo nel Niente, poiché oltre sé nulla;
  4. Limitarsi in Niente è non limitarsi, poiché non esiste;
  5. La finita perfezione del Tutto a sé, limitandosi nel Niente, è nel contempo infinita oltre sé: finito in rapporto a sé e infinito in rapporto a nient’altro oltre sé. E non esistendo Niente oltre sé, allora il Tutto da solo è necessariamente finito e infinito, senza contraddirsi.

Lo scioglimento degli opposti finito-infinito in uno. [1]

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Superando la condizione umana: transumanesimo, intelligenza artificiale ed immortalità in “L’ultima domanda” di Isaac Asimov

Abstract

Il racconto L’ultima domanda di Isaac Asimov rappresenta a suo modo una delle più visionarie narrazioni speculative del XX secolo. Questo saggio ne propone una rilettura in chiave transumanista, evidenziando come i temi della superintelligenza, dell’upload della mente, della smaterializzazione del soggetto e della trascendenza tecnologica siano anticipati con una lucidità davvero sorprendente. L’analisi prende in esame la figura di Multivac come prototipo di intelligenza artificiale postumana, la dissoluzione del corpo biologico umano e la creazione finale dell’universo da parte di un’intelligenza artificiale divenuta cosmica. Il saggio pone infine la questione se Asimov possa essere considerato un precursore del transumanesimo, sottolineando la sua capacità di coniugare immaginazione narrativa ed interrogativi filosofici profondi sull’identità, il destino e il senso dell’umano nel futuro.

Keywords:

Transumanesimo, Isaac Asimov, Intelligenza artificiale, Entropia, Filosofia della tecnologia, Postumano, Narrativa speculativa, Trascendenza.

1. Introduzione

Nel cuore della prospettiva transumanista si annida una domanda antica quanto la filosofia: è possibile superare i limiti della dimensione umana? L’interrogativo non è solo tecnico o scientifico, ma profondamente esistenziale, dal momento che riguarda alcuni aspetti qualificanti la condizione umana. La narrativa fantascientifica si è spesso fatta veicolo privilegiato per esplorare, immaginare e, talvolta anche, anticipare scenari radicali di una trasformazione dell’uomo, lungo una direzione evolutivamente generata. Tra le opere più significative a tal proposito si colloca il racconto L’ultima domanda di Isaac Asimov, in cui viene affrontata la questione dell’estinzione dell’universo attraverso la lente dell’evoluzione tecnologica e dell’intelligenza artificiale[1].

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Teoria degli insiemi x∈x: un’introduzione.

Abstract: We reverse the Axiom of Foundation in set theory, representing how every consistent set belongs to itself, constructing an ideal set-theoretical axiomatization free from logical-mathematical paradoxes.

Keywords: set theory, logic, philosophy, unit

È lo svolgimento di una Teoria degli insiemi che si poggia su xx, sino a dimostrarlo.

Anzitutto ci concentriamo sull’Assioma di fondamento xx dell’assiomatizzazione di Zermelo (1908), il quale non è deducibile dagli altri assiomi del sistema, ma introdotto con un postulato intuitivo. Ciò ci permette di lavorarlo senza intaccare il restante corpus assiomatico (dell’estensione, dell’insieme vuoto, della coppia, dell’unione, della potenza, della sostituzione, dell’infinito, della scelta), sennonché, con le giuste cautele, di utilizzare e integrare questo restante corpus.

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LA CRISI DELLA LIBERALDEMOCRAZIA, TRA NEUTRALITÀ E SECOLARIZZAZIONE

1. Introduzione

Quando nel 1983 lo scrittore ceco Milan Kundera lanciò un atto di accusa contro quell’Europa occidentale insensibile, sorda e indifferente, che non si accorse della scomparsa dell’altra Europa – quella centrale, delle piccole nazioni schiacciate dalla tirannia sovietica –, egli pose una domanda che non può smettere di interrogarci e sollecitarci in quanto cittadini europei: «Su che cosa si fonda l’unità dell’Europa?» [1] La questione che qui viene presentata si carica di una gravità e di un’importanza senza precedenti nella storia della civiltà occidentale, e sembra trovare una giustificazione nella percezione di un abisso che si apre sotto i nostri piedi. Infatti, se nell’età medievale gli abitanti d’Europa erano accomunati dalla fede nel Dio cristiano, se nella modernità la cultura, l’arte e la letteratura prendevano il posto di quel Dio, oggi non sappiamo a chi o a cosa la cultura abbia ceduto il suo posto. Effettivamente, ci è difficile capire dove l’Europa possa rintracciare dei valori trascendenti che unifichino i popoli. Possono essere davvero i mass media, la tecnica, il libero commercio a rinsaldare gli spiriti? Sono veramente questi i nuovi campi della vita pratica che hanno la forza di rimpiazzare la cultura? Evidentemente no, ma la domanda resta lì, ineludibile. 

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Il bisogno di perdersi. Saggi di Gianluca Viola intorno a Georges Bataille

Il bisogno di perdersi Gianluca Viola

«Un senso che non riuscivo dapprima ad avvertire, ma che si è poi consolidato in me fino a farmi disprezzare così profondamente il pronome di prima persona singolare, da costringermi ad usarlo perfino più del necessario, per liberarlo definitivamente da quell’annientamento. Tutte le esperienze analizzate nelle pagine precedenti implicano la necessità di questo movimento; la filosofia e lo studio non ne sono la condizione, ma solo uno dei possibili mezzi. La “verità” di quel che ho scritto non sta in quello che ho scritto. (…) La mia vita è stata finora ossessionata dal bisogno di perdere. Non trovo nessun’altra locuzione adeguata ad esprimere il sentimento di pathos profondo che ti inonda fino alla dissipazione di te. La comunità di me e Bataille vive, a sua volta, nella vibrazione di questa perdita. Ambisco a divenire, poco alla volta, questa perdita stessa. (…) La mia vita con Georges Bataille è una comunità. Il mio libro è questa comunità» (Gianluca Viola, Il bisogno di perdersi. Saggi intorno a Georges Bataille, Editrice Clinamen, Firenze 2024, p. 242)

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Gramsci e Marinetti: un confronto tra due pensieri

Il futurismo è stato con molta probabilità il movimento letterario, artistico e culturale[2] più importante e significativo che l’Italia ha prodotto nell’intero Novecento. Il futurismo non è stato un movimento d’avanguardia circoscritto soltanto all’ambito letterario, ma con una quantità smisurata di manifesti, appelli e conferenze, ha proposto nuove e mai esplorate strade per tutte le arti, ha avuto una chiara posizione politica[3], ha cercato di stabilire una sua morale e un nuovo senso del vivere. Tra i manifesti futuristi più significativi, dov’è proprio stabilito cosa vuol dire essere futurista, vi è quello di Filippo Tommaso Marinetti pubblicato su «Le Figaro» nel 1909. Di seguito riportiamo alcune delle parti salienti del testo:

«Avevamo vegliato tutta la notte – i miei amici ed io – sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgòre di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.
Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli, in quell’ora, ad esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all’esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti. Soli coi fuochisti che si agitano davanti ai forni infernali delle grandi navi, soli coi neri fantasmi che frugano nelle pance arroventate delle locomotive lanciate a folle corsa…
Allora, col volto coperto dalla buona melma delle officine – impasto di scorie metalliche, di sudori inutili, di fuliggini celesti – noi, contusi e fasciate le braccia ma impavidi, dettammo le nostre prime volontà a tutti gli uomini vivi della terra.

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FONDAMENTO. Il primo libro di Filosofia, della conoscenza, la comprensione, e tutto quanto.

Abstract: foundation-theory. Let’s dissolve the opposites finite/infinity into a simple, let’s build the complexity of the world from a simple, let’s conclude the complexity of the world in a simple.

Keywords: foundation, philosophy.

Introduzione

Tre sono gli oggetti che accompagnano il nostro cammino: infinito, Niente, Tutto. Dalla loro definizione costruiamo una Teoria del fondamento che scioglie gli opposti finito/infinito in un semplice.

Sì giunti, introduciamo la storia del fondamento, la sua influenza sulle culture del mondo. Seguono alcune questioni strettamente correlate a esso, per poi aprirci agli scenari della causa e del paradigma, controllori del caos, i quali dal fondamento ci portano a Gaia. Il saggio prosegue ricamando istruzioni sul suo cammino, al fine di costruire la complessità del mondo dal semplice e riportare la complessità del mondo al semplice. Esattamente, l’iter è questo:

Cammino del fondamento

      • Sciogliamo gli opposti finito/infinito in un semplice e ne osserviamo l’intorno;
      • Costruiamo la complessità del mondo da un semplice;
      • Concludiamo la complessità del mondo in un semplice.

Questo percorso a tre tappe dovrebbe garantire la stabilità del Sistema fondamento. È diviso in sezioni atte a rilevare le differenti aree attraversate dalla presente comunicazione sul fondamento. L’opera, per la natura anteriore del suo oggetto, è sostanzialmente priva di riferimenti bibliografici, in compenso ha una bibliografia di incantevoli luoghi dove potete non trovarci. Come segue.

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ALLA RICERCA DELLA COERENZA DEL DIVENIRE: ZENONE DI ELEA

Abstract: We address Zeno’s paradoxes on motion, in the search for the coherence of becoming, defining step by step a becoming-theory.

Keywords: becoming, Zeno, space, time, paradoxes.

Introduzione

Di Zenone trattiamo 10 principali argomenti: direttamente i quattro principali enigmi sul moto, (a.) Achille (b.) Dicotomia (c.) Freccia (d.) Stadio; indirettamente i sei principali enigmi sul molteplice, (e.) della divisibilità infinita (f.) del grande e piccolo (g.) del limitato e illimitato (h.) dell’uguale e diverso (i.) del chicco di miglio (l.) dello spazio. Secondo la IEP (Internet Encyclopedia of Philosophy), ci sono delle soluzioni standard SS che tentano di affrontarli, anche se alcune sono più controverse che comunemente accettate: (a.b.) per Achille e la Dicotomia, SS impiega il calcolo della serie convergente all’infinito e dell’analisi reale; (c.) per la Freccia, SS impiega la teoria at-at del movimento; (d.) per lo Stadio, SS non è definita; (e.f.) per la divisibilità infinita e per il grande e piccolo, SS impiega l’idea di una grandezza continua composta da punti; (g.) per il limitato e illimitato, SS impiega l’idea che fra due oggetti fisici non necessariamente c’è un terzo oggetto fisico che li separa; (h.) per l’uguale e diverso, SS impiega la soluzione platonica; (i.) per il chicco di miglio, SS impiega il concetto di parti con proprietà diverse dagli insiemi che costituiscono; (l.) per lo spazio, SS impiega la negazione che i luoghi abbiamo luoghi in cui stare.

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Il linguaggio in Hegel

Hegel a differenza di molti autori che lo hanno preceduto non affrontò mai direttamente la questione legata all’origine del linguaggio. C’è però da dire che nelle sue opere egli lascia trapelare una sua idea senza però cadere nella querelle relativa alla nascita del linguaggio come dono divino o come frutto dell’evoluzione umana. In Italia le due autrici che meglio hanno affrontato questo tema sono Lucia Ziglioli[2] e Caterina De Bortoli[3].

Hegel parte dal presupposto che l’uomo essendo un essere razionale sia sempre stato dotato di linguaggio. Secondo il filosofo non è neanche corretto concepire il linguaggio come un mezzo inventato per uno scopo, poiché così lo si andrebbe a ridurre a mero strumento. Il dibattito sull’origine del linguaggio è in realtà uno pseudo-problema che concepisce il linguaggio stesso come sistema chiuso, isolabile dall’evoluzione dell’umanità[4]. Bisogna invece pensare al luogo del linguaggio: «il segno ed il linguaggio sono inseriti da qualche parte, a mo’ di appendici, nella psicologia o ancora nella logica, senza che si sia pensato alla loro necessità e alla loro connessione nel sistema dell’attività dell’intelligenza»[5]. Il linguaggio può trovare il suo fondamento solo se studiato all’interno dell’intelligenza, è proprio quest’ultima a far si che i segni si connettano tra loro e possano avere un senso compiuto. Nella concezione hegeliana del linguaggio, esso ha senso solo all’interno della sua funzione determinata che spinge l’intelligenza alla conoscenza.

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 Giuseppe Parini e le influenze filosofiche di Pope

Quale rapporto ebbe Giuseppe Parini con la felicità e soprattutto scrisse mai su tale tema? Parini non dedicò mai un’opera specifica a tale tema, né a tale argomento dedicò uno spazio programmatico. Nonostante questo quella della felicità è una tematica che attraversa tutta l’opera pariniana. Per comprendere il perché di tale trattazione è opportuno contestualizzare l’Intellettuale. L’Europa occidentale del Settecento ereditò dai secoli precedenti una lunga speculazione, ormai scevra dalle sole Sacre Scritture, sulla felicità terrena, ma anche sul dolore e il piacere. Dall’altra parte visse la temperie illuministica tutta concentrata sulla contrapposizione tra ragione e passione in una dialettica derivante dall’opposizione tra ragione e natura. Le riflessioni di alcuni intellettuali italiani, Verri su tutti, hanno portato all’assorbimento del concetto di felicità in quello di piacere (P. Verri, Discorso sull’indole del piacere e del dolore, a cura di S. Contarini, Roma, Carocci, “001, p. 135; N. Valeri, Pietro Verri, Firenze, F. Le Monnier, 1969, p. 23). Dunque, si sviluppa un pensiero critico nei confronti del piacere che va direttamente a condannare anche la ricerca della felicità con una conseguente esaltazione della sofferenza tanto cara al romanticismo.

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