Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Algoritmi e teleologia: la nuova razionalità

1. L’irruzione dell’agente non umano e la crisi della cultura

Il panorama della tarda modernità è segnato da una novità senza precedenti: l’ingresso di agenti non umani, dotati di intelligenza artificiale, all’interno dello spazio vitale e decisionale dell’uomo. Questa trasformazione, a ben guardare, non è un semplice aggiornamento tecnico, ma una vera e propria modifica profonda della nozione stessa di “agentività”. Pertanto, se storicamente la cultura è stata l’espressione esclusiva della creatività e dell’intelligenza umana, oggi essa emerge come il risultato di un’interazione sempre più stretta tra agenti biologici ed agenti artificiali.

Ci troviamo, allora, di fronte a un sostanziale cambio di paradigma, ovvero la conoscenza, l’etica e la simbolizzazione rischiano di perdere il loro tradizionale statuto antropologico per configurarsi come prodotti di una “razionalità algoritmica”. Come nota Hobsbawm, viviamo in una società che muta con una rapidità tale da non permettere il riconoscimento dell’esperienza umana nei propri artefatti. Il rischio è quello di una “perdita di senso”, un’eclisse dei fini di fronte al dilagare di una ragione meramente strumentale (E. J. Hobsbawm, La fine della cultura. Saggio su un secolo in crisi di identità, Rizzoli, Milano, 2015). Il rischio derivante dalla razionalità algortimica è esattamente questo: privare gli agenti umani della possibilità di potersi riconoscere nei frutti culturali della propria attività. Ed è sicuramente degno di nota che ciò abbia luogo come effetto del nuovo perimetro dell’esperienze semiotica: è l’ecosistema digitale che riscrive i termini dei rapporti conoscitivi e valoriali riguardo all’esperienze del mondo. Il mondo vecchio è entrato in crisi, il mondo nuovo non ha ancora raggiunto una sia strutturazione stabile nel tempo.

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Intersoggettività mediata e esperienza dello sguardo nell’ecosistema digitale

Uno dei luoghi in cui l’ecosistema digitale manifesta in modo più evidente la propria incidenza sulle strutture fondamentali dell’esperienza vissuta è senza dubbio quello dell’intersoggettività. L’esperienza dell’altro, lungi dall’essere semplicemente mediata da strumenti tecnologici, risulta al momento del tutto ristrutturata nelle sue condizioni fenomenologiche di possibilità, e segnatamente riguardo a presenza, reciprocità e riconoscimento. Ciò che viene in questione non è soltanto come ci relazioniamo agli altri, ma che cosa significa fare esperienza dell’altro all’interno di un ambiente caratterizzato da visibilità permanente oltre che da esposizione riflessiva.

Un riferimento fenomenologico imprescindibile è costituito dall’analisi sartriana dello sguardo. In L’essere e il nulla, Sartre descrive l’irruzione dell’altro nella mia esperienza non come un evento neutro, ma come una trasformazione radicale del mio modo di essere-al-mondo (J.-P. Sartre, L’essere e il nulla, Il Saggiatore, Milano, 2023).

Lo sguardo non è qui una semplice percezione visiva, ma una struttura ontologica dell’intersoggettività. In altri termini, attraverso lo sguardo dell’altro, il soggetto fa esperienza di sé come esposto, valutabile, potenzialmente giudicabile. In questa dinamica si produce una tensione costitutiva tra soggettività ed oggettivazione, che non può essere eliminata senza dissolvere l’esperienza intersoggettiva medesima.

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Recensione: “Memoria, ricordo e oblio” e “Tesi e malintesi” di Raffaele Pisani

Filosofia e nuovi sentieri mette a disposizione per recensione i seguenti titoli di Raffaele Pisani:

  • Memoria, ricordo e oblio. Sulla soglia del pensiero filosofico
  • Tesi e malintesi. È ancora possibile un dialogo autentico?

I candidati verranno selezionati in ordine di prenotazione. Il recensore avrà a disposizione 30 giorni di tempo per caricare la recensione in piattaforma, a partire dal momento in cui riceve il testo da parte dell’autore.

È possibile candidarsi scrivendo nei commenti a questo post e specificando il titolo che si desidera recensire.


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Poveri di parole. Tra empatia e mercificazione del linguaggio e della propria immagine. Alcune riflessioni da Martha Nussbaum a Byung-Chul Han

La filosofa americana Martha Nussbaum ha dedicato molta parte della sua opera all’importanza dell’immaginazione narrativa e del giudizio critico. Ella dice che sono entrambe facoltà necessarie ad una società democratica ed a nutrire l’empatia verso il prossimo. Empatia, compassione, amore, ben miscelate conducono ad avere istituzioni decenti ed a scelte politiche che tengano davvero conto dei bisogni delle persone, delle loro fragilità e della loro umanità.

Nel corso di un cinquantennio di attività, Nussbaum ha sempre ribadito la fondamentale importanza delle arti e delle opere letterarie come nutrimento del nostro spirito, in quanto pratiche ideali per “coltivare l’umanità” (come dice il titolo di una sua famosa opera di carattere pedagogico).

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Oltre l’umano: Intelligenza artificiale e futuro della civiltà. Conversando con Pierluigi Adami.

Novembre 2025

In occasione della recente uscita (giugno 2025) del libro dell’ingegnere elettronico Pierluigi Adami, “Oltre l’umano. Intelligenza artificiale e futuro della civiltà” (Bordeaux Edizioni), abbiamo deciso di interpellare direttamente l’autore per introdurre i lettori ai nuclei centrali della sua proposta.

 

Salve Pierluigi, innanzitutto ti ringrazio per aver accolto la nostra proposta “editoriale”. Ti lascio subito la parola. 

Buongiorno Matteo, il piacere è mio. Due parole su di me: dopo una tesi di laurea su sistemi di intelligenza artificiale, ho lavorato come ingegnere elettronico nel comparto spaziale e dell’innovazione per trentacinque anni. Quando sono entrato in questo mondo, nel 1986, la ricerca sulle reti neurali era ancora da pionieri: venivamo dal cosiddetto “inverno dell’IA”, innescato anche dall’impatto del libro Perceptrons di Minsky e Papert, che metteva in luce limiti importanti dei modelli neurali dell’epoca, ancora troppo semplici. Il risultato fu un rallentamento netto, per anni.

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Sans papier

SANS PAPIER

La prima edizione di quest’opera, di Maurizio Ferraris, risale al 2007, questa del 2025 contiene una breve e interessante postfazione dell’autore stesso, uno sguardo su Vent’anni di documentalità, in un mondo sempre più digitalizzato. In questo lasso di tempo ha avuto modo di trattare l’argomento da varie angolature e di confrontarsi con altri pensatori attenti a questo tema. Come da vari segni sparsi qua e là tutt’a un tratto appare una figura significativa, così questa postfazione è il risultato di una visione complessiva della realtà documentaria.

Nel 2005 Ferraris aveva pubblicato un libro di cui ora sente il bisogno di rettificare qualcosa: «In Ontologia del telefonino formulavo la regola “Oggetto = Atto Registrato” (e non “Iscritto” come nel libro, perché negli anni le teorie evolvono): l’oggetto sociale è il risultato di un atto sociale (tale cioè da coinvolgere almeno due persone) che ha la caratteristica di essere registrato, su un supporto analogico o digitale, o anche nella mente degli attori sociali» (p. 218).  

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Sociologia dell’IA. Conversando con Mauro Ferraresi.

Novembre 2025

In vista della recente pubblicazione, avvenuta ad ottobre 2025, del testo “Sociologia dell’IA: Creatività, coscienza, potere” che vede come autore il sociologo Mauro Ferraresi – e come coautore Massimiliano Raffa – si è deciso di interpellare direttamente l’autore per chiarire alcuni elementi portanti dell’opera.

Innanzitutto, Mauro, la ringrazio per la sua disponibilità e, come prima domanda, mi sembra d’obbligo chiederle in che modo la sociologia viene attratta dal pluriverso dell’intelligenza artificiale e in che modo, quest’ultima, vada a rimodulare gli interrogativi della sociologia?

Partiamo dal presupposto che la sociologia, per come la intendo io, deve essere in grado di fornire all’uomo un paio di occhiali in grado di leggere, con più acume e con maggiore chiarezza, la contemporaneità. Indubbiamente, l’intelligenza artificiale fa parte di questa contemporaneità, anzi, essa è proprio un presente anticipato, un futuro che è entrato nelle nostre case e nella nostra vita quotidiana. Io sono d’accordo, ovviamente, nel definire l’IA come una rivoluzione e, in questo, sono totalmente d’accordo con Floridi – che, senza farlo apposta, questa mattina è stato da noi in dipartimento per un convegno – soprattutto quando afferma che essa sarà tanto potente quanto, ad esempio, lo furono la rivoluzione agricola e industriale. A tal proposito io dico che l’IA – poi possiamo discutere se sia corretto definirla così o in altri modi – è la tecnologia di tutte le tecnologie, essa si interstizierà in tutti gli anfratti della società, non ci sarà tecnologia che non sarà supportata dall’intelligenza artificiale.

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Echologia, normalità e potere: a partire da E. Bazzanella.

 

Accostarsi ad un qualsiasi autore implica diverse difficoltà o, meglio, in base all’obiettivo che ci si pone nascono, di conseguenza, determinati problemi: da quelli meramente storiografici a quelli, invece, di scelta dei temi da voler toccare, sfiorare o rimodulare. Si ha, spesso, la necessità di racchiudere in un unico movimento la totalità dell’opera dell’autore interessato, quasi a volerne esaurire i contenuti ma, ciononostante, il contenuto dell’opera non potrà mai venir davvero esaurito e sistematizzato all’interno di un singolo testo, saggio, articolo, ect., soprattutto se l’autore in questione, Emiliano Bazzanella, conta alle sue spalle più di trenta opere.

Il significato di queste parole non costituisce soltanto una giustificazione per l’inevitabile limitatezza delle pagine a seguire ma, soprattutto, esse motivano il movimento interno di queste breve articolo il quale ha di mira, molto umilmente, i seguenti obiettivi: presentare l’echologia bazzanelliana, vederla applicata ad un determinato fenomeno (psicopatologia) e, contemporaneamente, far emergere sullo sfondo alcuni elementi che, probabilmente, potrebbero rivelarsi indispensabili per la comprensione dell’umano contemporaneo e futuro.

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Ritrovare il valore dei Maestri con María Zambrano

In Italia è da tempo in corso un ampio ed articolato dibattito sullo stato della scuola e dell’istruzione. In particolare, è stato oggetto di ampia discussione un articolo di Massimo Cacciari, uscito sul quotidiano La Stampa del 28 luglio 2025, in cui il filosofo italiano accusa la politica di ignorare una cosa fondamentale: e cioè che “educare” significa “liberare”. Per usare le sue parole, significa “significa trarre fuori dal giovane la potenza che già è in lui, aprire la sua mente, i suoi occhi, e non informarlo di ciò che padri e nonni hanno compreso e vissuto”. La politica, da alcuni decenni, ha accantonato questa visione, perseguendo invece l’obiettivo “di addomesticare il giovane al mercato, ossessionata dalla peregrina idea dello “sbocco occupazionale”, sarà necessariamente il trionfo dell’ordinamento burocratico, del controllismo formale”.

Cacciari afferma che alla politica non interessa realmente la formazione dei giovani ed il risultato è la trasformazione della stessa in una sorta di pre-lavoro: “Modello non solo culturalmente odioso, ma semplicemente idiota, poiché esso prefigura una scuola che si troverà sempre in costante ritardo rispetto alle trasformazioni organizzative e tecnologiche”. Tutto ciò genera un abbassamento della qualità dell’istruzione, una riduzione del numero dei laureati (solo il 30% nella fascia tra i 25 e i 30 anni, cioè il 10% in meno rispetto alla media europea) ed una burocratizzazione insostenibile della professione docente, che non lascia ai professori il tempo per leggere, pensare e aggiornarsi. In una scuola siffatta contano solo le continue procedure e rendicontazioni, in nome di un fantomatico “successo formativo” che esiste solo sui tanti documenti da compilare con diligenza.

La scuola attuale ha perso di vista quello che ne è il cuore: i maestri.

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Molteplicità in relazione. Conversando con Emiliano Bazzanella.

Ottobre 2025

In occasione della pubblicazione, che avverrà il prossimo anno, dell’ultimo testo del filosofo triestino, Emiliano Bazzanella, si è deciso di raccogliere un’intervista direttamente dall’autore il quale, in linea molto generale, soprattutto vista la capienza del testo, ci ha concesso una prima introduzione alla sua “Immunologia teorica”.

 Innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità e direi di entrare subito nel vivo dell’argomento. Parlaci di questo testo. 

Lo sto correggendo ma è molto lungo. Ho completato la bibliografia, anch’essa corposa. Ritengo che a metà del prossimo anno il testo verrà pubblicato, come ti avevo anticipato mesi fa.

Quale editore ha accolto la proposta? Asterios?

Non ho ancora contattato gli editori: mi piacerebbe pubblicare con Mimesis o Cortina, che è più allineato su questo tipo di argomentazioni.

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La logica del desiderio

Il desiderio è al centro dei pensieri e delle azioni umane, non rappresenta una connotazione negativa, ma caratterizza l’essenza stessa dell’uomo, i rapporti di un individuo con il mondo che lo circonda.

Per Spinoza il desiderio è il vero motore dell’essere che spinge ognuno di noi a realizzare ciò che riteniamo possa essere la causa del benessere. Ma in realtà, il desiderio nasce e si sviluppa, in quanto si intravede la possibilità di raggiungere, per il tramite di un oggetto, qualcosa d’altro, il che sottolinea il fatto che le motivazioni del desiderio non sono mai del tutto evidenti e consapevoli.

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Difendere Heidegger: Filosofia, linguaggio e ideologia oltre la caricatura critica

La recente critica rivolta da Alfonso Berardinelli a Martin Heidegger, pubblicata su queste colonne il 22 settembre, rappresenta l’ennesimo esempio di come il dibattito filosofico possa scivolare nella semplificazione polemica, fino a trascurare del tutto la complessità concettuale dell’autore preso di mira. Heidegger non è un pensatore che si possa liquidare con una stroncatura giornalistica, né per il suo stile, né per le sue scelte biografiche, né tantomeno per la profondità della sua proposta filosofica. Muovere una critica a un autore come Heidegger senza riconoscere la densità del suo linguaggio, la radicalità della sua ricerca, e la coerenza interna del suo pensiero, significa ridurre la filosofia a spettacolo polemico. In risposta, è dunque necessario operare alcune puntualizzazioni — non in difesa ideologica, ma in nome di un’analisi rigorosa.

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