Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Esercizi spirituali per la sospensione del tempo

Por este nombre se entiende todo modo de examinar la conciencia,
de meditar, de razonar, de contemplar; todo modo de preparar y disponer el alma,
para quitar todas las afecciones desordenadas (apegos, egoísmos, …)
con el fin de buscar y hallar la voluntad divina.
(Ignacio de Loyola, Ejercicios Espirituales)

Che si rifiuti qualunque soluzione venga proposta riguardo ai problemi della nostra comune esistenza implica il convenire sul fatto che i reali problemi non siano mai stati nemmeno lontanamente posti. Le ideologie politiche, filosofiche, religiose di ogni colore – e spessore – si nutrono di una fondamentale incomprensione della realtà. Giovani e anziani non s’avvicendano col passo delle generazioni: essi rimangono, piuttosto, fondamentalmente legati a una pratica assai antica, l’idolatria; essi ritagliano, nel discorso, idoli cui sacrificare, cui sacrificarsi. L’idolatria, in ogni epoca, è una commedia; la tragedia comincia solo quando i problemi siano stati effettivamente posti nella loro precisione: solo allora si scopre che, per tali problemi, non vi sono soluzioni – e la soluzione, paradossalmente, è proprio questa.

Scrivo queste righe mentre batto la penna sulle sbarre di una prigione abbastanza vasta da includere in essa l’universo intero; dichiararmi colpevole in principio non favorirà alcuno sconto, dacché la pena coincide con l’esistenza stessa ed essa, a quanto pare, va pagata fino all’ultimo giorno. Non vedo mano amica porgermi il calice di una cicuta che mi farebbe prigioniero politico e non ho intenzione di stilare né memorie, né diario affinché la mia esperienza sia successivamente ri-utilizzabile. Mi trovo qui, hanno detto, per aver revocato i limiti. La revoca dei limiti, improvvisa come il fulmine, è già il tragico – non la punizione dell’innocente, ma la punizione del colpevole è ciò che ci interessa più di ogni altra cosa, giacché, scontata la colpa di essere nati, dopo, nel corso della vita, non vi è forse più colpa alcuna; ed è questa la vera «banquerote de la morale qui maudit»…

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Estasi raggiunta; punto e a capo

«MISERY is manifold. The wretchedness of earth
is multiform. […] How is it that from Beauty I have
derived a type of unloveliness? – from the covenant
of Peace a simile of sorrow? But thus is it. And as,
in ethics, Evil is a consequence of Good, so, in fact,
out of Joy is sorrow born. Either the memory of past
bliss is the anguish of to-day, or the agonies which are,
have their origin in the ecstasies which might have been.»

(Edgar Allan Poe, Berenice)

Pian piano, dopo tanto silenzio – interrotto solo dallo scrosciare d’acqua piovana, dal canto del gallo, dal rintocco delle campane -, l’asfalto può proporre l’eco dei tuoi passi, musica dolce di cose perdute, l’arte di costruire paesaggi destinati a scomparire: Notturno in Mi bemolle maggiore, Fryderyk Chopin.
Con un solo atto d’incoscienza – se vuoi, d’amore – come musica t’appropri di me, come pianoforte mi lasci gridare, come violino stridere, come carne riposare nelle tue graziose mani, nelle tue mani bambine.
Posso appartenere a questi passi, a questi paesaggi, a questa incoscienza – se vuoi, a questo amore; ma già un altro giorno muore – leggi ad alta voce: «Wanderer tritt still herein; // Schmerz versteinerte die Schwelle» (Georg Trakl). Traduci: Silenzioso entra il viandante; // Il dolore ha pietrificato la soglia.
Osservo dal balcone dei tuoi occhi questa nostra meravigliosa decadenza.

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L’Erranza, la Solitudine

«Écrire est rechercher la chance»

(Georges Bataille, Le Petit)

I.

Su un vecchio taccuino impolverato, a firma del Maestro, stavano queste parole:
“Più di quindici le vacche del Sole, sette le principesse del re Bahram, ma una sola la via.
Ho viaggiato per conoscere l’uomo; tanta polvere hanno calpestato questi piedi, tante pietre hanno segnato il loro cammino. Ho viaggiato per conoscere l’uomo, ma egli mi ha scacciato. Ho mangiato alla tavola dell’uomo, ma egli mi ha scacciato. Ho bevuto il vino e l’acqua dell’uomo, ma egli mi ha scacciato. Ho dormito nel letto dell’uomo, ma egli mi ha scacciato. Ho trovato l’amore fra le braccia dell’uomo, ma egli mi ha scacciato. Ho ottenuto la morte per mano dell’uomo, ma egli mi ha scacciato.
Ho ripreso il cammino. Il sangue dei piedi ha marchiato il terreno, ha lasciato tracce.
Chi seguirà le mie tracce se non l’uomo che mi ha scacciato?
Più di quindici i profeti maggiori e minori, sette le porte di Tebe e molteplici le vie. L’uomo non fu fatto a somiglianza di Dio ma dell’immagine di Dio che aleggiava sulle acque. L’uomo è l’immagine di Dio che si specchia nel mondo”.

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