Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Fondamento: osservazioni generali sul massimo sistema

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Sunto: Si vuole diffondere la Filosofia del fondamento (o filosofia del Tutto). Si inizia sciogliendo gli opposti finito-infinito in un semplice (cap. 1) poscia ne analizziamo la superficie (cap. 2). Si prosegue riflettendo su Tutto (cap. 3) e Niente (cap. 4), da cui il detto scioglimento. Giungiamo così all’amore come forza di unione fondamentale (cap. 5). Infine ci apriamo al divenire delle cose (cap. 6). La conclusione è un racconto immaginario sul fondamento (cap. 7). Il breve articolo si riferisce al saggio in  bibliografia.

1. Fondamento

Cinque passaggi per giungere al fondamento:

  1. Il Tutto è finito per sua perfezione, poiché ogni determinazione;
  2. Il Niente non esiste, poiché nessuna determinazione;
  3. Il Tutto può limitarsi solo nel Niente, poiché oltre sé nulla;
  4. Limitarsi in Niente è non limitarsi, poiché non esiste;
  5. La finita perfezione del Tutto a sé, limitandosi nel Niente, è nel contempo infinita oltre sé: finito in rapporto a sé e infinito in rapporto a nient’altro oltre sé. E non esistendo Niente oltre sé, allora il Tutto da solo è necessariamente finito e infinito, senza contraddirsi.

Lo scioglimento degli opposti finito-infinito in uno. [1]

2. Analisi di superficie

(2.1.) Premesse:

Premesse superiori

  • A. Definizione assoluta del Tutto come ogni determinazione, quindi completo e finito, senza mancanze, perfetto.
  • B. Definizione assoluta del Niente come nessuna determinazione, quindi inesistente.

Premessa inferiore
A può limitarsi solo in B.

Conclusione
Quindi A non si limita perché B non esiste.

(2.2.) Sillogismo:

  • A può limitarsi solo in B (Socrate è un umano);
  • B non esiste (Tutti gli umani sono mortali);
  • Quindi A non si limita (Quindi Socrate è mortale).

(2.3.) Principio di non contraddizione:
A è finito rispetto a sé. A è infinito rispetto a nient’altro che sé. Quindi A è assieme finito e infinito sotto rapporti diversi, senza contraddizione; poiché non è necessariamente contraddittorio se qualcosa A è 1 nel rapporto x ed è ¬1 nel rapporto y.

(2.4.) Conclusione:

  • Se A è finito rispetto a sé;
  • Se A è infinito rispetto a nient’altro che sé;
  • Allora A, da solo, è finito e infinito, necessariamente, senza contraddirsi.

(2.5.) Absolutum:

  • L’opposto assoluto del Tutto è il Niente, il quale non esiste, dissolvendosi in esso che resta uno;
  • Il Tutto occupa l’intero spaziotempo, lo stesso in cui non esiste Niente. Tutto e Niente stanno sovrapposti nello stesso stato, come opposti assoluti dissolti in uno;
  • L’assoluto Tutto comprende sé e il proprio mancato, in quanto in assoluto Niente gli manca;
  • L’assoluto è uno, e comprende in uno, finito e infinito e nient’altro oltre sé;
  • Si scioglie in un semplice la trinità del fondamento.

3. L’esistenza del Tutto

(3.1.) In assoluto, il Tutto è perfettamente finito perché è tutte le determinazioni possibili, ma al contempo il suo limite è infinito in virtù del fatto che nessun’altra determinazione gli si aggiunge limitandolo: finito rispetto a sé, infinito rispetto a nient’altro che sé.

(3.2.) La sua definizione risponde all’univocità, senza ambiguità quantitative qualitative, chiara, perché riferisce un solo oggetto e un solo oggetto le risponde: solo ciò che è ogni determinazione può dirsi in assoluto Tutto.

(3.3.) Il Tutto è ogni determinazione, quindi assolutamente ogni cosa, senza altro che sé; il cui assoluto opposto non esiste, restando “uno absolutum dal limite infinito”. Analogamente alla realtà matematica di un 1 determinato e finito, il cui processo 1/x che tende a 0, ha limite infinito, o Teoria dei limiti. Parafrasi immanente: Il Tutto è un elemento determinato e finito che si processa all’infinito a ciò che è.

(3.4.) Il Tutto è l’orizzonte, il limite della conoscenza, la stabile verità: un’unità determinata e finita di una variabilità attualmente infinita. Analogamente alla realtà matematica di un segmento limitato che contiene infiniti punti, o alla realtà dell’insieme di tutti i numeri naturali N come oggetto intero già infinito e completo, o Infinito attuale. Parafrasi trascendente: Il Tutto è un insieme determinato e finito che comprende l’infinito in un’unità.

(3.5.) Del Tutto possiamo parlare solo tramite il nostro linguaggio e le nostre categorie: solo mediante gli aspetti che riusciamo a cogliere relativamente a ciò che siamo, facendolo apparire a noi sotto uno o l’altro aspetto, sì distinguendo il territorio del Tutto dalla mappa linguistica con cui ne afferriamo alcuni aspetti. Analogamente alla realtà dei quanti fisici per cui l’osservato è influenzato dall’osservatore.

(3.6.) Dato che l’assoluto Tutto è vero – per necessità e logicamente – veri sono anche i suoi infiniti aspetti: e se ogni aspetto con cui può apparire la cosa è una possibilità della cosa, allora di principio si possono dire verità di alcuni aspetti della cosa. In cui la verità del soggetto non viene dissolta, mantenendosi nell’aspetto dell’oggetto che appare relativamente al soggetto, mantenendosi nel rigore formale del principio ex vero non sequitur nisi verum: “da una verità non si può dedurre nulla che non sia anche una verità”.

(3.7.) Abbiamo una sintattica e una semantica capaci di sciogliere finito-infinito in un semplice, un gioco di parole che parla dell’assoluto senza contraddirsi. In cui l’aspetto determinato del Tutto garantisce le determinazioni della conoscenza, mentre il limite infinito del Tutto garantisce l’inesauribilità della conoscenza. Ove, gli aspetti del Tutto sono veri, se detti secondo realtà, o falsi, se detti irrealmente;

(3.8.) Esempio: abbiamo poc’anzi visto l’aspetto del Tutto che riguarda lo scioglimento degli opposti finito-infinito in uno, aspetto che siamo riusciti a cogliere relativamente a ciò che siamo.

4. L’inesistenza del Niente

(4.1.) In assoluto, il Niente non esiste perché è assenza assoluta di determinazioni. Non è un vuoto relativo o un vuoto pieno (Es. Buddhismo, sunyata “vacuità”; Taoismo, Yin “oscurità, passività”; Zen, Ma “spazio potenziale di emergenza”), ma una inesistenza assoluta: senza possibilità di accadere.  

(4.2.) La sua definizione risponde all’univocità, senza ambiguità quantitative qualitative, chiara, perché non riferisce alcun oggetto e nessun oggetto le risponde: solo ciò che non ha determinazioni e non accade può dirsi in assoluto Niente.  

(4.3.) L’assoluto Niente è nessuna determinazione, quindi non è, non esiste. Secondo la realtà logica in cui non avere alcuna proprietà non è una proprietà ¬A≠A.

(4.4.) Il Niente assoluto non va confuso con il vuoto relativo, che è invece un vuoto informativo che accade, esiste e limita. Secondo la realtà psicologica in cui non avere una data proprietà è una proprietà.

(4.5.) Esempi: il vuoto quantico con la sua estensione spaziale, la morte heideggeriana con le sue influenze, un frigorifero vuoto. Questi sono tutti oggetti che, pur segnalando una mancanza, mantengono proprietà specifiche che informano non dell’assenza totale, bensì della presenza di qualcosa priva di qualcos’altro.

(4.6.) Il vuoto relativo informa di una mancanza hic et nunc, non di una mancanza in ogni tempo e spazio. Il Niente assoluto non dà alcuna informazione poiché manca di un tempo e spazio da cui informare.

(4.7.) Secondo la realtà fisica, non si può generare il Niente assoluto: ogni generato è radiato di fondo dal generatore. Secondo la realtà concettuale, non si può pensare il Niente assoluto: ogni pensiero è pensiero di qualcosa. Pertanto, distinguendo il piano psicologico da quello ontologico: il pensiero del nulla non implica l’essere del Niente, ma solo l’esistenza di un generato vuoto relativo.

(4.8.) In conclusione: il vuoto relativo è un negato, e in quanto tale presuppone l’affermazione come suo momento. Il Niente assoluto, invece, non è propriamente un negato, poiché il Tutto non ha qualcosa da negare oltre sé. Negare Niente equivale, infatti, a non negare nulla: negare Niente è non negare.

5. L’amore

(5.1.) Fronte alla prima filosofia che ha a base sistematica l’amore: l’amore come fondamento sistemico.

(5.2.) L’amore fondante, o amore sistemico, non è inteso come mito platonico, metafora o poesia, sentimento di  eros (guidato dalla mancanza) o di agape (incondizionato), dogma religioso o intuizione mistica, bensì come lo scioglimento del molteplice in un’unità, o fondazione del due in uno.

(5.3.) L’amore è la forza di unione, con cui si compie il fondamento unendo in uno gli opposti finito-infinito, tutti gli opposti, tutte le cose.

(5.4.) L’amore fondante è l’energia che mantiene unificato il sistema del Tutto.

(5.5) Davanti alla frammentazione del mondo e alla scomposizione fra finito-infinito, l’amore è il principio attivo della loro riunificazione. Non un’aggiunta emotiva, ma parametro logico-ontico che garantisce la coesione tra le determinazioni del Tutto, senza annullare le determinazioni ma raccogliendole.

(5.6.) Abbiamo l’amore come forza animante dal punto fondante di noi. Talvolta  siamo persino in grado di sentirlo, lasciandoci pervadere.

(5.7.) In tal senso, l’amore non è una proprietà accidentale del Tutto, ma ne è la sensibilità essenziale, la forza che rende possibile che ogni parte rimandi al Tutto e che il Tutto abiti ogni parte.

(5.8.) Analogamente alla gravità che unisce i corpi nella fisica o alla coerenza interna che unisce i significati in un discorso logico, l’amore sistemico è la forza d’unione universale, il senso e la permanenza del Tutto nella molteplicità: forza prima del legame, forza ultima della comprensione.

6. Divenire

(6.1.) Quale che sia lo stato iniziale, non si può divenire Niente in assoluto, semplicemente perché il Niente non esiste, né esiste come oggetto in cui divenire.

(6.2.) Ontologicamente, è contraddittorio e impossibile passare dall’essere al non essere, da un punto a nessun altro punto.

(6.3.) Coerentemente, il divenire si configura solo nel passaggio da ciò che è qualcosa a ciò che è qualcos’altro, da un punto a un altro. Analogamente alla realtà epistemologica “niente si distrugge tutto si trasforma”.

(6.4.) Nella realtà diveniente: ciò che è stato, e che è diverso da ciò che è ora, si conserva imperituro in uno spaziotempo passato, tale che, risalendovi, lo si possa ritrovare.

(6.5.) Nella realtà fenomenica: tutto ciò che appare, appare da qualcosa. Così, quando ciò che appare non appare più, esso non diviene Niente, ma ricade fra le possibilità della cosa da cui è apparso.

(6.6.) Consegue che: la realtà della cosa è, in sé, sovrapposta su tutte le sue possibilità contemporaneamente, e appare in una o nell’altra sua possibilità in base alla relazione in atto. Analogamente a come, in ambito epistemico, il gatto di Schrödinger collassa in una delle sue determinazioni vivo o morto relativamente all’osservatore.

(6.7.) Conseguentemente, adottando le dovute accortezze interpretative:[1] l’assoluto-Tutto parla di un semplice in immobilità parmenidea; il relativo-qualcosa parla di un complesso in divenire eracliteo.

(6.8.) Nel complesso del mondo diveniente, il Tutto, concentrato in un semplice, è ogni infinita possibilità simultaneamente in atto senza possibilità di moto in altro poiché non vi è altro dove andare, mentre il qualcosa, non apparendo in tutte le sue possibilità, conserva ancora spazio di moto fenomenico tra le sue possibilità potenziali.

7. Conclusione

Ho immaginato un mondo in cui il fondamento è la filosofia sottostante (come attualmente lo è il nichilismo in occidente e l’ineffabile assoluto in oriente). Questa è la sua fiction d’apertura. Ciak:

Call for papers, simposio, centri di ricerca, congressi, festival: una scuola. Il fondamento. Il mio nome fu il peso complementare con cui girai il mondo a diffonderlo, a trovar geni biologici compatibili. Ricordo: incontrai un’agorà, ci contrai un debito d’anime, pagato con la moneta del fondamento.[1] Una piccola cittadella via via crescente di numero e servizi: c’era la elettricista del Tempo, il fabbro dello Straordinario, la guida turistica dei Cammini, poliziotti dell’Immaginario, politici della Polis, mercanti di Emergenze, tessitori di Fenomeni, fumatori di Temi, Pittori, picchi di 100mila persone l’anno, altro: navigatori Logici, intuitivi Mistici, Sapienti e via discorrendo.

C’ero anch’io, che dovevo diffondere e approfondire il fondamento, i suoi «cinque punti» e le loro ripercussioni, o percuotere il mondo con essi. Così – ricordo – pubblicai un breve racconto dialogico di 12 pagine, dai toni mitologici: “per la prossima uscita dell’antica Acacia, Rivista di Studi esoterici”; però non ricordo se venne pubblicato verso fine 2025 o inizio 2026, ma, spoiler, fu suggestivo, congegnato dall’incontro del fondamento con l’intelligenza artificiale.

D’altra prova – ricordo – questo articolo, congegnato “anche” dall’incontro del fondamento con alcune comunità social pertinenti. Realtà virtuali in cui potrei non essere stato ligio davanti alla superficialità o a chi sapeva a prescindere (Philosophy of Logic and other things –A Foundations of Logic Group, in FB, mio post Five steps to reach the foundation): a volte, senza motivo, lasciai discorsi dimenticandomene (Metaphysics, in FB gruppo chiuso, mio post Five steps to reach the foundation), ma non di rado ci fu chi interloquì con confronto, curiosità o apertura, taluni conseguendo in poche parole, o vedendo o sfidando o applicando (Massimo Melli, Catechismo Panteistico e altri scritti) di loro sponte, la comprensione del fondamento.

Codesto, il resoconto di alcune prime piccole rappresaglie del fondamento – in circa sette mesi di pubblicazione, mentr’ero affaccendato altrove – e mi fece riflettere come, pur parlando io in italiano, per la prima volta fu dalla UFMT Federal University of Mato Grosso, Brasil, Walter Gomide, che mi venne comunicato via email d’aver parlato del fondamento durante una lezione, interrogandomi su una domanda giunta dagli alunni. E certo altre cose senza nome capitarono altrove al passaggio del fondamento: orde di ragioni e sentimenti deformarono l’aria; e a star bene attenti, si poteva perfino sentir gente parlare diverso.

Oltre la semplice verità, la portata: comunicai la radicale lontananza. È indubbio: dimostrare che il fondamento è falso o vero secondo i crismi che spettano a ogni filosofia e scienza dabbene, per sì giungere a una verità fuori da dogmi religiosi e autorità, oltre ogni ragionevole dubbio. La controprova: “scardinare la coerenza del fondamento senza contraddirsi”.

Una verità semplice, da tutti comprensibile, ma a cui spettarono grandi iniziatiche fatiche vs il mondo attuale: ben oltre ciò che può un singolo umano, può solo un movimento. Facile col senno di poi, alla sentenza dei posteri, dire “semplice”, “vero”, ma ai tempi – in cui tutto il resto era diverso – si era i Garibaldi del fondamento: o si fa il mondo o si muore.  


Bibliografia di riferimento

[[1]]  V.J. Ceravolo, Fondamento. Il primo libro di filosofia, della conoscenza, la comprensione, e tutto quanto, in “Filosofia e nuovi sentieri”, 24 novembre 2024.

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