Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Giuseppe Rensi: un percorso attraverso scetticismo e ateismo

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Giuseppe Rensi fu uno dei filosofi più influenti del suo tempo, uno di quelli che mutò profondamente il modo di pensare la filosofia nelle accademie e che riuscì a ridare vigore allo scetticismo facendo riscoprire le basi greche di questo pensiero. Non è in questa sede che si andrà a ricostruire la biografia del Filosofo, ma consigliamo alcuni testi fondamentali per comprendere la vita e il pensiero del filosofo, come Giuseppe Rensi interprete del pensiero antico di Untersteiner o Giuseppe Rensi di Meroi[2]. Rensi visse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, un’epoca nella quale non era così ben visto lo scetticismo e il dubitare di tutto, anche di Dio. Rensi fu un intellettuale “irrequieto” o meglio costantemente “inquieto”, era un uomo costantemente in disaccordo, che al gusto intellettualistico, un po’ gorgiano, di evidenziare le ragioni meno appariscenti di un fenomeno e più contraddittorie rispetto al comune sentire, aggiungeva uno spirito del tutto elitario della continua opposizione, doveva essere costantemente in disaccordo. Questa filosofia del dissenso, o meglio “del dubbio continuo”, gli viene però dalla sua formazione classica e da quel Socrate che tanto aveva amato in gioventù.

Lo stesso Rensi afferma che la sua «è una filosofia inconsueta, ostilissima alla mente di coloro, i quali vogliono dormire sonni pacifici nel letto morbido delle soluzioni conclusive»[3]. Rensi con la sua filosofia cerca di inserirsi in quel filone di scetticismo della tradizione italiana che lui stesso genera ex novo e nel quale inserisce, o meglio “arruola” gli autori più disparati: si va da Dante a Petrarca, per poi passare a Boccaccio, Ariosto, Pulci, Folengo, Pico della Mirandola, Machiavelli, Guicciardini, Galileo, Bruno, Melchiorre Delfico, Manzoni, Leopardi, Arturo Graf, Pirandello, Ausonio Franchi, Bonaventura Mazzarella. Questi gli arruolati da Rensi. Ma cos’è lo scetticismo, secondo Giovanni Bovio, «è l’intimità del genio italiano, è il fondo e il riflesso della nostra storia e di tutta la nostra vita»[4]. Rensi afferma che pensare l’oggi è possibile solo se si ricrea tale continuità con questi pensatori del passato, andando così a ricercare l’oggi a ritroso. Sui concetti di verità divina e di bene e di male così si esprimeva: «Se anche la verità, come concezione divina, esistesse, se anche cioè la realtà avesse una determinata conformazione, sua vera, noi non potremmo conoscerla»[5]. L’uomo è dunque incapace di conoscere la verità dietro la realtà e una sua eventuale origine divina, come è incapace di discernere tra bene e male: «la ragione umana è radicalmente incapace di distinguere il bene dal male»[6]. Per comprendere a fondo il rapporto tra Rensi e la religione un saggio si rivela di fondamentale importanza, Giuseppe   Rensi   tra   Leopardi   e   Pascal   ovvero   l’autocritica   dell’ateismo   negativo   in Giuseppe  Rensi, di Augusto Del Noce pubblicato nel 1966. Rensi come tutti i “giovani filosofi” (Croce, Gentile e Martinetti) del suo periodo, nell’affrontare il primato del problema metafisico-religioso, tendono a mettersi in contrasto con coloro che lo hanno affrontato della generazione prima della loro. Del Noce critica questi quattro filosofi per aver rifiutato l’aspetto rivelativo del problema metafisico-religioso e per averlo trattato solo selettivamente, ma, prescindendo dal fatto che si sia d’accordo o meno con tale critica, le sue osservazioni rispetto al tipo di selettività operato da ciascuno di essi -Gentile accentuando l’aspetto della Creazione continua, Croce la superiore Provvidenza storica, Martinetti e Rensi la Salvezza e la Redenzione in assenza del divino – possono essere utili anche solo per un’ermeneutica interna alle loro differenti proposte. Rensi, a differenza degli altri tre, affronta il problema metafisico-religioso, in una forma esplicitamente “ateistica”, anzi in lui tale forma è portata quasi all’esasperazione. Dunque, giunti a questo punto non possiamo non menzionare Apologia dell’ateismo pubblicata nel 1925. L’opera fece la sua prima apparizione nella collana intitolata appunto «Apologie» che   era   partita   per   l’editore   Formiggini   nel   1923.  La collana era stata da Formaggini ideata affidando a ciascun esperto di una determinata   religione, spesso   anche   appartenente   confessionale   alla   stessa, una focalizzazione essenziale degli aspetti   più specifici   e   peculiari   di   essa, una   focalizzazione   che   nel   contempo permettesse un confronto, in senso dialogico, con le altre. L’editore volle inserire Rensi nella collana, ma non con un testo sull’ateismo, questa decisione destò perplessità nell’editore[7]. Rensi voleva inserire l’ateismo in questa collana delle religioni del mondo, poiché concepiva l’ateismo come esso stesso una religione migliore di quelle esistenti. Alla fine Formaggini accettò poiché condivideva con Rensi l’amore per il dubbio, il paradosso e l’anticonvenzionale. Il volumetto si presenta come un commento ad una raccolta di aforismi di quegli autori citati in apertura di questo saggio[8] che Rensi aveva arruolato tra gli atei. Degli aforismi riportati da Rensi, uno risulta più esplicativo di molti altri, attinto allo Zibaldone di Leopardi:

«la nostra opinione intorno a un Dio composto degli attributi che l’uomo giudica buoni è una vera continuazione dell’antico sistema che lo componeva degli attributi umani», è opinione «della stessa natura, andamento, origine di quella che attribuiva agli Dei figura e qualità e natura quasi del tutto umana»[9].

Rensi, in tutta l’opera, insiste sulla completa frattura tra le idealità umane, da un lato, e l’esperienza del mondo reale, dall’altro. Quest’ultima esperienza non lascia spazio ad alcun tentativo di presupporre un’origine comune e superiore che stabilisca un’armonia tra le idealità umane e il mondo reale. Dunque, non vi è prova di un’origine comune dell’uomo, di un’origine divina, ma questa “comunanza” altro non è che il frutto dell’unione di più sovrastrutture di pensiero che tendono an una concezione di origine comune per l’umanità tutta. Rensi è un filosofo fortemente anti-crociano e anti-gentiliano, nei suoi scritti spesso si richiama al materialismo di Roberto Ardigò.

Ritornando però al Rensi storico e alla sua filosofia si può ben comprendere come i suoi pensieri almeno in un primo momento si potessero ben sposare col futurismo prima e con il fascismo poi. Rensi, già simpatizzante futurista, a partire dal 1919 iniziò ad ammirare il movimento fascista, questo è dimostrato dai tanti scambi epistolare con colleghi e amici, compresi quelli con Margherita Sarfatti, redattrice capo della rivista Gerarchia. Rensi appoggiò il movimento fascista sino al 1922 quando poi si rese conto delle reali intenzioni di Mussolini. Dal 1925 divenne un fermo oppositore del Regime e firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce, per poi tornare sui suoi passi nel 1931 e giurare nuovamente fedeltà al fascismo, per poi allontanarsene definitivamente nel 1933. Quello di Rensi con il fascismo fu un rapporto per la maggior parte di odio, con qualche barlume d’amore. Tale relazione rispecchia però pienamente la sua personalità, un filosofo contro, sempre in opposizione alla maggioranza.

Rensi per i suoi tempi fu un totale rivoluzionario, uno scettico materialista radicale, sempre pronto a mettere in dubbio tutto e che a più ripetuto pagò questo suo modo realmente libero di pensare.


[1] Istruttore direttivo presso Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo.

[2] Vi sono molti altri testi di grande importanza necessari per comprendere il pensiero di Rensi, come: A. Montano, Giuseppe Rensi: ethica ed etiche, Napoli, Arte tipografica – Istituto italiano per gli studi filosofici, 2006; P. Serra, Giuseppe Rensi. La rivolta contro il reale, Enna, Città Aperta Edizioni, 2006; N. Greco, Giuseppe Rensi: la filosofia morale, Palermo  Viaggidicarta, 2007.

[3] G. Rensi, La filosofia dell’autorità, Palermo, Sandron, 1920, p. XI.

[4] G. Bovio, Saggio critico del diritto penale, Milano, Feltrinelli, 1978, p. 25.

[5] G. Rensi, Le antinomie dello spirito, Piacenza, Pontremolese editore, 1910, p. 148.

[6] Ibidem.

[7] Ciò è ampliamente dimostrato dal carteggio tra i due conservato presso la Biblioteca di Modena e studiato Meroi per la stesura del volume pubblicato nel 2009 e citato in apertura del saggio.

[8] Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Pulci, Folengo, Pico della Mirandola, Machiavelli, Guicciardini, Galileo, Bruno, Melchiorre Delfico, Manzoni, Leopardi, Arturo Graf, Pirandello, Ausonio Franchi, Bonaventura Mazzarella.

[9] G. Rensi, Apologia dell’ateismo, introduzione di A. Torno, Milano, La vita felice, 2009, p. 79.

Autore: Riccardo Renzi

Riccardo RENZI (1994) Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia, Il Polo e Menabò online, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Appassionato di storia greca e romana, e di poesia, ha pubblicato numerose monografie sugli storici latini e alcune sillogi poetiche (Renzi Riccardo, La tradizione delle opere sallustiane dai manoscritti agli incunaboli della Biblioteca civica di Fermo, AndreaLivi Editore, 2020; Renzi Riccardo, Tito Livio. La fortuna del più grande storico romano, Primicieri Editore, 2021; Renzi Riccardo, APPIANO ALESSANDRINO. Dall’età classica all’età contemporanea, Primiceri Editore, 2021; Renzi Riccardo, Rufo Festo Avieno, la fortuna di uno storico minore, Ipazia: collana di antichità classiche, Arbor Sapientiae editore, 2021; Renzi Riccardo, La fortuna di uno storico minore: Lucio Anneo Floro, i manoscritti e gli incunaboli della Biblioteca Civica Romolo Spezioli, con prefazione di Alessandro Cesareo, Amarganta, 2021; Renzi Riccardo, Svetonio. Dall’età classica all’età moderna. Gli esemplari della Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo, con prefazione di Alessandro Cesareo, Padova, Primiceri, 2022; Renzi Riccardo, Frammenti poetici, BookSprint, 2021; Renzi Riccardo, ἀλήθεια, Sonnino, Edizioni La Gru, 2022; Renzi Riccardo, Studi e riflessioni sull’evoluzione del ceto nobiliare: tra la fine del medioevo e la prima età moderna, Padova, Primiceri, 2022; Renzi Riccardo, Cinque saggi per l’Alighieri, Padova, Primiceri editore, 2023), collabora inoltre con le riviste: «Scholia», «Scholia didattica», «Il Guerrin Meschino», «Storia Libera», «Riscontri», «Il Borghese», «Il Polo», «Marca/Marche», «Inchiostro», «Avanguardia», «Italia medioevale», «Prometeo», «Miscellanea francescana», «Schede Medioevali», «Il Sentiero Francescano», «Civiltà Romana», «Studi Francescani», «Versi diversi», «Poets and Poems», «Italia Francescana», «Voce Romana», «Il Mago di Oz», «L’Altrove – appunti di poesia», «Imperfetta Ellisse», «Il giardino dei poeti», «Artepiù», «Blogdidattico», «Progetto Babele», «Testimoni», «InStoria», «AboutUmbria», «Convivio», «Letteratura e pensiero», «Kenavò», «Ellin Selae», «Globus», «Menabò», «L'Age d'Or», «Nido di Gazza», «Nuova Antologia», «Non credo», «Quaderni de Il Gallo», «Meravigliarsi», «La loggia», «Frascati poesia», «Nuova Euterpe», «Seme anarchico», «Studi Pesaresi», «L’Ottavo», «Filosofia e nuovi sentieri», «Utsanga», «Diacritica», «Libro Aperto», «Il Mangiaparole» e «Terzultima fermata». Ha pubblicato più di 250 articoli, dei quali più di cento in riviste scientifiche e di classe A. I suoi libri sono inoltre recensiti in varie riviste letterarie cartacee e online, tra le quali: Avanguardia, Blog Didattico, Tuttatoscanalibri, Parole Mute, Le Parole di Misaki, La poesia e lo spirito, Il Quotidiano del Sud, Il Borghese, Cronache Fermane e L’Opinionista giornale online.

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