Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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IA e potere: lavoro, società e politica. Conversando con Davide Casaleggio.

L’intervista è stata realizzata a seguito della lettura del testo intitolato “Gli algoritmi del potere. Come l’intelligenza artificiale riscriverà la politica e la società” (Chiarelettere, 2024) dell’imprenditore Davide Casaleggio, con il quale si è tenuta una piacevole conversazione sulle proprietà emergenti dell’IA e sugli aspetti legati all’adozione tecnologica, alla competitività e alle prossime trasformazioni lavorative e sociali. 

M: Ciao Davide, innanzitutto ti ringrazio per la tua disponibilità.È da un po’ di tempo a questa parte che mi sto interessando ai rapporti/legami che ci possono essere tra IA e il potere tout court e, recentemente, mi sono imbattuto nel tuo bel testo “Gli algoritmi del potere. Come l’intelligenza artificiale riscriverà la politica e la società”, edito da Chiarelettere. Informandomi un po’ sul tuo background, però, vorrei chiederti innanzitutto in che modo ti sei avvicinato al mondo dell’intelligenza artificiale, in che modo la tua vita si è intersecata con questo “nuovo” tema?

D: Certo, l’IA. Faccio un passo indietro. Io ho una società di consulenza e con il team siamo, da sempre, interessati a capire come una qualsiasi tecnologia possa applicarsi al mondo del business ma, tra l’altro, negli anni abbiamo applicato questo ragionamento anche al mondo della società, della politica, ect. Io parto sempre dal capire in modo profondo il funzionamento di una tecnologia, per poi capire che tipo di applicazione potrebbe avere nei modelli sia di business che di società. Ad esempio, con i Casaleggio Associati, quest’anno siamo al ventesimo anno dei rapporti sull’e-commerce. Vent’anni fa capimmo che c’era un mercato che stava nascendo e abbiamo voluto approfondire bene cosa volesse dire l’e-commerce. Questo, giusto per darti un contesto sul perché anche l’IA è finita sotto i nostri radar, in particolare dal 2012, con alcuni primi investimenti che avevamo fatto e, poi, nel 2017, un primo serio rapporto che pubblicammo sull’impatto dell’IA sui modelli di business aziendali. Poi, nel tempo, siamo entrati un po’ più nel merito con alcune applicazioni dirette, soprattutto dopo tutto il filone degli LLM che hanno, effettivamente, cambiato molto il concetto stesso di intelligenza artificiale. Quest’ultima, oggi, è una tecnologia che non abbiamo mai visto prima, sia dal punto di vista della velocità dell’impatto sia dell’estensione: in certi ambiti non è verticale ed è veramente pervasiva su tutti i fronti. Questo fa sorgere davvero la curiosità sul come impatterà ulteriormente sulla società.

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Oltre l’umano: Intelligenza artificiale e futuro della civiltà. Conversando con Pierluigi Adami.

Novembre 2025

In occasione della recente uscita (giugno 2025) del libro dell’ingegnere elettronico Pierluigi Adami, “Oltre l’umano. Intelligenza artificiale e futuro della civiltà” (Bordeaux Edizioni), abbiamo deciso di interpellare direttamente l’autore per introdurre i lettori ai nuclei centrali della sua proposta.

 

Salve Pierluigi, innanzitutto ti ringrazio per aver accolto la nostra proposta “editoriale”. Ti lascio subito la parola. 

Buongiorno Matteo, il piacere è mio. Due parole su di me: dopo una tesi di laurea su sistemi di intelligenza artificiale, ho lavorato come ingegnere elettronico nel comparto spaziale e dell’innovazione per trentacinque anni. Quando sono entrato in questo mondo, nel 1986, la ricerca sulle reti neurali era ancora da pionieri: venivamo dal cosiddetto “inverno dell’IA”, innescato anche dall’impatto del libro Perceptrons di Minsky e Papert, che metteva in luce limiti importanti dei modelli neurali dell’epoca, ancora troppo semplici. Il risultato fu un rallentamento netto, per anni.

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Sociologia dell’IA. Conversando con Mauro Ferraresi.

Novembre 2025

In vista della recente pubblicazione, avvenuta ad ottobre 2025, del testo “Sociologia dell’IA: Creatività, coscienza, potere” che vede come autore il sociologo Mauro Ferraresi – e come coautore Massimiliano Raffa – si è deciso di interpellare direttamente l’autore per chiarire alcuni elementi portanti dell’opera.

Innanzitutto, Mauro, la ringrazio per la sua disponibilità e, come prima domanda, mi sembra d’obbligo chiederle in che modo la sociologia viene attratta dal pluriverso dell’intelligenza artificiale e in che modo, quest’ultima, vada a rimodulare gli interrogativi della sociologia?

Partiamo dal presupposto che la sociologia, per come la intendo io, deve essere in grado di fornire all’uomo un paio di occhiali in grado di leggere, con più acume e con maggiore chiarezza, la contemporaneità. Indubbiamente, l’intelligenza artificiale fa parte di questa contemporaneità, anzi, essa è proprio un presente anticipato, un futuro che è entrato nelle nostre case e nella nostra vita quotidiana. Io sono d’accordo, ovviamente, nel definire l’IA come una rivoluzione e, in questo, sono totalmente d’accordo con Floridi – che, senza farlo apposta, questa mattina è stato da noi in dipartimento per un convegno – soprattutto quando afferma che essa sarà tanto potente quanto, ad esempio, lo furono la rivoluzione agricola e industriale. A tal proposito io dico che l’IA – poi possiamo discutere se sia corretto definirla così o in altri modi – è la tecnologia di tutte le tecnologie, essa si interstizierà in tutti gli anfratti della società, non ci sarà tecnologia che non sarà supportata dall’intelligenza artificiale.

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Echologia, normalità e potere: a partire da E. Bazzanella.

 

Accostarsi ad un qualsiasi autore implica diverse difficoltà o, meglio, in base all’obiettivo che ci si pone nascono, di conseguenza, determinati problemi: da quelli meramente storiografici a quelli, invece, di scelta dei temi da voler toccare, sfiorare o rimodulare. Si ha, spesso, la necessità di racchiudere in un unico movimento la totalità dell’opera dell’autore interessato, quasi a volerne esaurire i contenuti ma, ciononostante, il contenuto dell’opera non potrà mai venir davvero esaurito e sistematizzato all’interno di un singolo testo, saggio, articolo, ect., soprattutto se l’autore in questione, Emiliano Bazzanella, conta alle sue spalle più di trenta opere.

Il significato di queste parole non costituisce soltanto una giustificazione per l’inevitabile limitatezza delle pagine a seguire ma, soprattutto, esse motivano il movimento interno di queste breve articolo il quale ha di mira, molto umilmente, i seguenti obiettivi: presentare l’echologia bazzanelliana, vederla applicata ad un determinato fenomeno (psicopatologia) e, contemporaneamente, far emergere sullo sfondo alcuni elementi che, probabilmente, potrebbero rivelarsi indispensabili per la comprensione dell’umano contemporaneo e futuro.

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Molteplicità in relazione. Conversando con Emiliano Bazzanella.

Ottobre 2025

In occasione della pubblicazione, che avverrà il prossimo anno, dell’ultimo testo del filosofo triestino, Emiliano Bazzanella, si è deciso di raccogliere un’intervista direttamente dall’autore il quale, in linea molto generale, soprattutto vista la capienza del testo, ci ha concesso una prima introduzione alla sua “Immunologia teorica”.

 Innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità e direi di entrare subito nel vivo dell’argomento. Parlaci di questo testo. 

Lo sto correggendo ma è molto lungo. Ho completato la bibliografia, anch’essa corposa. Ritengo che a metà del prossimo anno il testo verrà pubblicato, come ti avevo anticipato mesi fa.

Quale editore ha accolto la proposta? Asterios?

Non ho ancora contattato gli editori: mi piacerebbe pubblicare con Mimesis o Cortina, che è più allineato su questo tipo di argomentazioni.

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La realtà in espansione

 

1. Introduzione

Sommariamente gli algoritmi possono essere inquadrati come delle complesse reti processurali che, in continua elaborazione, sfociano nella creazione di sistemi molto variegati; essi, da questo punto di vista, appaiono essere un’enorme popolazione di processi agentivi. Queste popolazioni agentive, dalla seconda metà del XX secolo, iniziarono ad essere pensate e situate all’interno di specifici ambienti che potessero restituire, agli stessi informatici e non solo, diverse interpretazioni lavorative. Molto semplicemente, i processi algoritmici, passarono dall’essere situati in singoli computer all’essere de-situati, de-centrati in ogni luogo/spazio.

2. Dai singoli ai plurimi

Se si volesse fissare, in modo convenzionale, un punto di partenza di questo processo de-centrante, potrebbe assumersi il contesto della Guerra Fredda come una delle varie cause in quanto, all’epoca, diverse iniziative politico-militari portarono alla creazione di un progetto di ricerca avente l’obiettivo di connettere i vari computer presenti in diversi centri politici, militari e accademici per consentire un più rapido scambio di informazioni; per consentire, in caso di attacco nucleare, la conservazione dei dati-informazioni-conoscenze.

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Una nuova specie: soggettività biotiche

INTRODUZIONE

L’obiettivo delle seguenti pagine è quello di presentare la questione dei robot sotto una luce differente rispetto al passato. Se un ventennio fa, questo tipo di ente artificiale, veniva ancora interpretato a partire da coordinate concettuali tradizionali, dall’inizio del nuovo millennio e soprattutto negli ultimi anni, questi enti hanno incominciato a richiedere diverse prospettive interpretative. Da ente/oggetto/strumento i robot che stanno iniziando a popolare le nostre realtà assumono sempre più l’aspetto di veri e propri soggetti, per non dire, individui1. Partendo da un minimale setaccio delle idee e dei risultati di alcuni pionieri in materia, le pagine si concentrano sulla specifica branca della robotica evolutiva che, a partire dai primi anni 2000, ha permesso ai soggetti biotici di guadagnarsi questa definizione tenendo presente, però, che le questioni circa questi ambiti, visti i continui avanzamenti, non possono che rimanere questioni aperte.

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Intelligenza artificiale: bolla speculativa o sfida reale?

  1. Introduzione

La domanda che dà il titolo al contributo, per chi scrive, non ha senso di porsi ma, ciononostante, l’interrogativo può apparire leggittimo per una platea di studiosi e non che, nel corso della propria vita, hanno visto passare dinanzi ai propri occhi frequenti appelli, allarmi e presunte sfide da cogliere che, purtroppo o per fortuna, si sono rivelate false sirene anti atomiche. A tal proposito, queste pagine hanno l’obiettivo di mostrare come, purtroppo o per fortuna, la questione dell’IA sia una sfida che, noi tutti, già abbiamo accettato. Com’è risaputo, i temi che rientrano e che dipartono dall’onnicomprensiva denominazione Intelligenza Artificiale, ormai, non si contano più. La maggior parte, se non tutti, degli spazi linguistici umani possono avere a che fare con gli effetti e con le cause dell’IA, anzi, più che optare-per, essi sono costretti a farlo e, quindi, devono interfacciarsi con gli aspetti che questa “tecnologia” ha creato e/o rimesso in discussione. Un primo movimento, a tal proposito, potrebbe consistere, ancora prima di praticare una rideterminazione del contesto umano, nel provare ad inquadrare il cosa ed il come di questa tecnologia multiforme. Cos’è, quindi, l’IA? Cos’è che fa? Come riesce a fare ciò che fa? Come si può intuire, ciò che riverbera in queste domande ha a che fare con la dimensione pratica, quasi a significare che sarà a partire da una descrizione di ciò che “fa”, che sarà possibile inquadrare cos’è/sarà l’IA.

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