Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Perché la Fisica dei Buchi Neri può salvarci dal consumismo

Cerco un centro di gravità permanente“, cantava Franco Battiato.
Quanti di noi hanno letto queste parole sentendo subito partire la musica in testa? È un richiamo
quasi ipnotico e succede con tutte quelle canzoni che -anche senza una precisa spiegazione- sin da
bambini conosciamo a memoria! A volte mi chiedo quando è successo, quando abbiamo imparato i
testi di tutte quelle canzoni che appena ne sentiamo l’intro, già cantiamo.
Tipo, se vi dicessi “Quanta fretta ma dove corri?“, oppure “Le bionde trecce, gli occhi azzurri e
poi…
“, e, ancora, “Sarà perché ti amo…“, e ancora ancora “Ma il cielo è sempre più bluuu“… forse è
un prerequisito di crescita tenerle tutte a mente? Un pò come quando frequentavamo la terza
elementare e imparavamo le filastrocche di Rodari a ogni cambio stagione.

In ogni caso.
La ricerca di un centro di gravità, oggi, non è più solo il verso di una canzone, ma è diventata una
vera e propria strategia di sopravvivenza! Sì, perché se trovato, esso può davvero garantire felicità,
serenità e appagamento… quelli veri, però. Non quelli in saldo. Quelli permanenti.
E se vi dicessi che la chiave per trovarlo è nascosta nei lontani anni Sessanta? Sono quelli, infatti,
gli anni in cui John Wheeler, uno dei massimi fisici del XX secolo, introdusse il “No-hair Theorem”,
letteralmente la teoria fisica che “non ha i capelli”.
Mettetevi comodi, quindi, e lasciatevi condurre all’interno di un buco nero.

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