
“Cerco un centro di gravità permanente“, cantava Franco Battiato.
Quanti di noi hanno letto queste parole sentendo subito partire la musica in testa? È un richiamo
quasi ipnotico e succede con tutte quelle canzoni che -anche senza una precisa spiegazione- sin da
bambini conosciamo a memoria! A volte mi chiedo quando è successo, quando abbiamo imparato i
testi di tutte quelle canzoni che appena ne sentiamo l’intro, già cantiamo.
Tipo, se vi dicessi “Quanta fretta ma dove corri?“, oppure “Le bionde trecce, gli occhi azzurri e
poi…“, e, ancora, “Sarà perché ti amo…“, e ancora ancora “Ma il cielo è sempre più bluuu“… forse è
un prerequisito di crescita tenerle tutte a mente? Un pò come quando frequentavamo la terza
elementare e imparavamo le filastrocche di Rodari a ogni cambio stagione.
In ogni caso.
La ricerca di un centro di gravità, oggi, non è più solo il verso di una canzone, ma è diventata una
vera e propria strategia di sopravvivenza! Sì, perché se trovato, esso può davvero garantire felicità,
serenità e appagamento… quelli veri, però. Non quelli in saldo. Quelli permanenti.
E se vi dicessi che la chiave per trovarlo è nascosta nei lontani anni Sessanta? Sono quelli, infatti,
gli anni in cui John Wheeler, uno dei massimi fisici del XX secolo, introdusse il “No-hair Theorem”,
letteralmente la teoria fisica che “non ha i capelli”.
Mettetevi comodi, quindi, e lasciatevi condurre all’interno di un buco nero.
