Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Poveri di parole. Tra empatia e mercificazione del linguaggio e della propria immagine. Alcune riflessioni da Martha Nussbaum a Byung-Chul Han

La filosofa americana Martha Nussbaum ha dedicato molta parte della sua opera all’importanza dell’immaginazione narrativa e del giudizio critico. Ella dice che sono entrambe facoltà necessarie ad una società democratica ed a nutrire l’empatia verso il prossimo. Empatia, compassione, amore, ben miscelate conducono ad avere istituzioni decenti ed a scelte politiche che tengano davvero conto dei bisogni delle persone, delle loro fragilità e della loro umanità.

Nel corso di un cinquantennio di attività, Nussbaum ha sempre ribadito la fondamentale importanza delle arti e delle opere letterarie come nutrimento del nostro spirito, in quanto pratiche ideali per “coltivare l’umanità” (come dice il titolo di una sua famosa opera di carattere pedagogico).

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Ritrovare il valore dei Maestri con María Zambrano

In Italia è da tempo in corso un ampio ed articolato dibattito sullo stato della scuola e dell’istruzione. In particolare, è stato oggetto di ampia discussione un articolo di Massimo Cacciari, uscito sul quotidiano La Stampa del 28 luglio 2025, in cui il filosofo italiano accusa la politica di ignorare una cosa fondamentale: e cioè che “educare” significa “liberare”. Per usare le sue parole, significa “significa trarre fuori dal giovane la potenza che già è in lui, aprire la sua mente, i suoi occhi, e non informarlo di ciò che padri e nonni hanno compreso e vissuto”. La politica, da alcuni decenni, ha accantonato questa visione, perseguendo invece l’obiettivo “di addomesticare il giovane al mercato, ossessionata dalla peregrina idea dello “sbocco occupazionale”, sarà necessariamente il trionfo dell’ordinamento burocratico, del controllismo formale”.

Cacciari afferma che alla politica non interessa realmente la formazione dei giovani ed il risultato è la trasformazione della stessa in una sorta di pre-lavoro: “Modello non solo culturalmente odioso, ma semplicemente idiota, poiché esso prefigura una scuola che si troverà sempre in costante ritardo rispetto alle trasformazioni organizzative e tecnologiche”. Tutto ciò genera un abbassamento della qualità dell’istruzione, una riduzione del numero dei laureati (solo il 30% nella fascia tra i 25 e i 30 anni, cioè il 10% in meno rispetto alla media europea) ed una burocratizzazione insostenibile della professione docente, che non lascia ai professori il tempo per leggere, pensare e aggiornarsi. In una scuola siffatta contano solo le continue procedure e rendicontazioni, in nome di un fantomatico “successo formativo” che esiste solo sui tanti documenti da compilare con diligenza.

La scuola attuale ha perso di vista quello che ne è il cuore: i maestri.

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Autorità e libertà nel pensiero di Hannah Arendt

Da una parte, quel che viene insegnato è importante per la cosiddetta vita pratica; dall’altra, se qualcuno dovesse chiedere a me, come filosofa, che cosa si dovrebbe imparare al liceo, risponderei: «Prima di tutto, solo cose inutili: greco, latino, matematica pura e filosofia. Tutto quel che è inutile nella vita». Il bello è che così, all’età di diciotto anni, si ha un bagaglio di sapere inutile con cui si può fare tutto. Mentre col sapere utile si possono fare solo piccole cose.

ÁGNES HELLER, Solo se sono libera, Castelvecchi, Roma 2017, pag. 36

Autorevolezza e autoritarismo

Il tema dei rapporti di potere implica la differenza tra autorevolezza, vale a dire l’essere credibili e degni di rispetto, e la deriva autoritaristica, dettata dal narcisismo, dall’intransigenza che non ammette repliche, dal potere che si avvita su se stesso e non si apre al dialogo e all’empatia.

Quest’ultima tipologia – l’autoritarismo che non ammette repliche – sottende forme altamente tossiche di potere, in qualsiasi ambito, grande o piccolo che sia. Le persone che sono dentro a certi meccanismi, hanno perso la distanza che sarebbe salutare tra la loro persona ed il loro ruolo, fino ad identificare pienamente la prima con il secondo.

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