
1. Introduzione: cronaca, emozione e percezione
La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”, recentemente al centro dell’attenzione dei media e dei social, offre uno spunto significativo onde poter riflettere sul rapporto tra la realtà dei fatti e la loro correlata percezione collettiva. Il caso, caratterizzato dall’allontanamento dei minori dai genitori a seguito di intervento giudiziario, ha scatenato un flusso enorme di commenti emotivamente connotati; in forza di ciò sembra che a contare sia non tanto la verità oggettiva, quanto la storia condivisa e sentita come giusta dalla comunità digitale.
Peraltro, a dispetto di quanto si potrebbe pensare a tal proposito, il focus non è sul fatto di cronaca in sé, rispetto al quale, peraltro, proprio in ragione della tutela dei minori coinvolti, non è affatto possibile attingere alla relativa documentazione, ma sulle strutture intersoggettive che ne hanno prodotto una determinata narrativa. Si potrebbe, magari, anche obiettare che dovrei prima esporre le ragioni di quest’ultima e, nel caso, poi pure confutarle. Ma non è questo lo scopo dello scritto presente: decostruire il ruolo di dati biases nella costruzione della narrativa social a partire dal fatto di cronaca. Non possiamo conoscere con esattezza i fatti in oggetto: come potremmo dunque esprimerci con fondatezza in proposito? Piuttosto, è proprio a partire da questa costitutiva carenza informativa che la narrativa social attiva la risonanza emotiva, proprio come supplenza nei confronti di una mancanza conoscitiva. È forse nel giusto la magistratura? È forse nel giusto la parte genitoriale? È forse nel giusto l’utente medio social? Ho la mia posizione al riguardo: rispettiamo il lavoro di chi se ne sta occupando. Ma prestiamo anche attenzione alla natura, per certi aspetti infida, della costruzione sociale di determinate narrative.
In termini filosofici, già Hume notava che la percezione della realtà è sempre mediata dai sentimenti: ciò checonsideriamo vero deriva spesso più dall’emozione che dalla pura evidenza. Ma prima ancora, Platone, nella Repubblica, ci ammoniva sull’inganno ordito dalle apparenze: la realtà percepita dai sensi è un’ombra dell’idea. Oggi, e piuttosto, nelle reti digitali, viviamo dentro una sorta di “caverna digitale”, dove la narrazione collettiva amplifica l’ombra fino a renderla più potente della realtà empirica.
Per Byung – Chul Han, la nostra «società dell’indignazione è una società sensazionalistica, priva di compostezza, di contegno» (Nello sciame, 18). Proprio quell’unione che la comunicazione digitale dovrebbe portare avanti, isola gli uni dagli altri. Nello sciame digitale, gli utenti non costituiscono una massa in senso pieno, piuttosto una massa senz’anima (Nello sciame, 24).
Da questa riflessione emerge la necessità di compiere uno sforzo volto ad illustrare come la nostra tarda modernità abbia trasformato l’emozione in filtro privilegiato della percezione sociale, tema della sezione successiva.
2. La tarda modernità e il filtro emozionale
Eva Illouz osserva che la tarda modernità è caratterizzata dalla dissoluzione di quadri di riferimento comuni, sostituiti da una centralità delle emozioni durante lo svolgimento della vita sociale (Illouz, 2025). Ciò significa che i legami tra individui non si fondano più su valori condivisi, ma su risonanze emotive, per di più transitorie: un evento o un’immagine è capace di suscitare emozione ed aggrega le persone attorno a simboli condivisi hic et nunc.
Nel caso della famiglia del bosco, le emozioni generate dalla scelta dei genitori e dal contrasto con le decisioni giudiziarie dominano la percezione pubblica, rendendo la realtà dei fatti secondaria rispetto alla carica emotiva. Aristotele, nell’Etica Nicomachea, ci ricorda che l’eudaimonia si costruisce con esperienza e discernimento; nel mondo social, la ponderazione della misura è spesso compressa dall’intensità emotiva immediata.
Comprendere questo ruolo centrale delle emozioni conduce naturalmente a riflettere sul loro impatto etico e sulla formazione dell’identità personale, come esploreremo nella sezione seguente.
3. Emozioni, etica e formazione dell’identità
Martha Nussbaum ha mostrato che le emozioni non sono meri sentimenti privati, ma strumenti cognitivi essenziali per la deliberazione etica e la costruzione dell’identità personale (Nussbaum, 2009). Esse orientano le percezioni, modellano le preferenze e guidano le decisioni morali. Nel caso della famiglia del bosco, la percezione pubblica non valuta semplicemente le azioni dei genitori, ma reagisce alla carica emozionale della loro scelta di vita e del contesto naturale in cui essa avviene.
Questa dinamica richiama Kant, per il quale il giudizio riflettente è mediato dal sentimento, e Aristotele, che sottolinea come le emozioni siano parte integrante della formazione del carattere morale. Nel contesto digitale, tuttavia, la ponderazione aristotelica viene compressa, e mediata, dalla risonanza emotiva collettiva, che diviene il vero cemento della realtà condivisa.
Se le emozioni strutturano il giudizio, il passo successivo è considerare come la comunicazione digitale amplifichi queste percezioni, creando realtà sociali parallele.
Come rammenta Byung – Chul Han, la società dell’opinione e dell’informazione si fonda su questa comunicazione de-medializzata: ciascuno «produce e diffonde informazioni» (Nello sciame, 30).
4. La costruzione digitale della realtà
Harari (2024) evidenzia come la comunicazione digitale non si limiti a trasmettere informazioni, ma costruisca realtà condivise che spesso superano in “verità percepita” la realtà empirica. Nel caso della famiglia del bosco, ogni commento e condivisione consolida una narrazione collettiva, amplificata dagli algoritmi che privilegiano contenuti emotivamente coinvolgenti.
Studi contemporanei confermano che informazioni emotivamente stimolanti si diffondono più rapidamente e persistono più a lungo. Platone rammenta l’importanza di distinguere tra vero e apparente: la realtà digitale diventa una nuova “ombra” nella caverna contemporanea, con effetti concreti sulla percezione pubblica e sulla pressione sociale sugli attori istituzionali.
Ad ulteriore evidenziazione del funzionamento di detta dinamica, si tenga conto del netto giudizio di Byung – Chul Han secondo cui il medium digitale piuttosto che avvicinare i singoli, perpetua l’Uguale, «ci allontana sempre più dall’Altro» (Nello sciame, 38 – 39). Prodromica a questa espulsione è la costituzione attuale dell’esperienza, e segnatamente la sua negazione: si va in giro senza mai esperire davvero; semplicemente, si ammassano informazioni e dati senza mai giungere a un sapere» (L’espulsione dell’Altro, 9). Di conseguenza, i social media «rappresentano un’atrofizzazione della società» (L’espulsione, 9).
Questa costruzione digitale porta a interrogarsi su come i bias cognitivi agiscano nella formazione di tali narrazioni, tema centrale della sezione successiva.
5. Bias cognitivi nella narrazione della famiglia del bosco
Nel caso della famiglia del bosco, tre pregiudizi principali guidano la costruzione della narrazione collettiva:
- Bias etnico: la familiarità percepita con l’etnia dei genitori favorisce identificazione e simpatia, oscurando gli aspetti non conformi con questa risonanza emotiva.
- Bias dell’isolamento esotico: la scelta di vivere lontano dalla civiltà viene idealizzata, mentre le difficoltà concrete vengono ignorate.
- Bias del legame biologico: il bionormativismo privilegia il legame biologico come criterio normativo della famiglia (Ferriti, 2019), spingendo a non provare risonanza emotiva riguardo a modelli familiari diversi dalla filiazione biologica.
La combinazione di questi bias genera una mitologia collettiva iperrealistica, dove il gruppo percepito diventa sacro, e qualsiasi intervento volto a proteggere i minori viene percepito come un’ingiustizia, ovvero un’indebita e gratuita interruzione della comunione domestica.
Questi meccanismi conducono naturalmente alla riflessione finale sulla responsabilità epistemica e morale della percezione sociale, questione assai urgente dato il contesto generale di ecosistema digitale al cui interno ci troviamo a vivere.
6. Conclusione: realtà, emozione e responsabilità epistemica
La vicenda della famiglia del bosco illustra come emozioni, bias cognitivi e interazioni digitali convergano nella costruzione di realtà percepite come più autentiche della stessa realtà empirica. Nussbaum e Illouz mostrano l’intreccio tra emozione e identità, Harari evidenzia la potenza delle piattaforme digitali nella costruzione di dette realtà sociali, e Platone ed Aristotele ci offrono strumenti per discernere tra apparenza e verità, e per bilanciare emozione e ragione.
Questo caso diventa un laboratorio filosofico della società contemporanea: ci invita a riflettere su come la realtà percepita, l’emozione e la responsabilità epistemica interagiscano, richiamando l’urgenza di un giudizio critico che non si lasci semplicemente dominare dall’onda emotiva. Ed è interessante osservare in merito come le emozioni siano oggi un bene di consumo: «le cose non possono essere consumate all’infinito, le emozioni sì» (Psicopolitica, 57). Per mezzo dell’emozione, a detta di Byung – Chul Han, si realizza il dispositivo del neoliberalismo, ovvero il «controllo psicopolitico dell’individuo» (Psicopolitica, 59).
Senza voler aderire alla prospettiva di Han, tuttavia, è bene riconoscere come, in ultima analisi, la filosofia si mostri uno strumento indispensabile al fine di interpretare e orientare le dinamiche della vita pubblica, della comunicazione digitale e del giudizio collettivo.
Bibliografia essenziale
M. Ferriti, Il corpo estraneo. Dentro le ideologie e i pregiudizi sull’adozione, Edizioni ETS, Pisa, 2019.
B.-C. Han, L’espulsione dell’altro. Società, percezione e comunicazione oggi, Nottetempo, Milano, 2024.
B.-C. Han, Nello sciame. Visioni del digitale, Nottetempo, Milano, 2023.
B.-C. Han, Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere, Nottetempo, Milano, 2024.
Y. N. Harari, Nexus: Breve storia delle reti di informazioni dall’età della pietra all’IA, Bompiani, Milano, 2024.
E. Illouz, Modernità esplosiva. Il disagio della civiltà delle emozioni, Einaudi, Torino, 2025.
M. C. Nussbaum, L’intelligenza delle emozioni, Il Mulino, Bologna, 2009.