
SANS PAPIER
La prima edizione di quest’opera, di Maurizio Ferraris, risale al 2007, questa del 2025 contiene una breve e interessante postfazione dell’autore stesso, uno sguardo su Vent’anni di documentalità, in un mondo sempre più digitalizzato. In questo lasso di tempo ha avuto modo di trattare l’argomento da varie angolature e di confrontarsi con altri pensatori attenti a questo tema. Come da vari segni sparsi qua e là tutt’a un tratto appare una figura significativa, così questa postfazione è il risultato di una visione complessiva della realtà documentaria.
Nel 2005 Ferraris aveva pubblicato un libro di cui ora sente il bisogno di rettificare qualcosa: «In Ontologia del telefonino formulavo la regola “Oggetto = Atto Registrato” (e non “Iscritto” come nel libro, perché negli anni le teorie evolvono): l’oggetto sociale è il risultato di un atto sociale (tale cioè da coinvolgere almeno due persone) che ha la caratteristica di essere registrato, su un supporto analogico o digitale, o anche nella mente degli attori sociali» (p. 218).
Troviamo termini, neologismi, almeno per me, quali infosfera e docusfera che sono abbastanza intuitivi; quanto a documanità, l’autore spiega di «un’umanità impegnata, con il crescere dell’automazione, alla produzione di documenti generati dal consumo» (p. 222). Navigando in internet consultando il web riceviamo informazioni “gratuite” di qualsiasi genere, ma cediamo alle piattaforme, senza pensarci, una grande quantità di documenti: un capitale documediale.
Verrebbe da dire che il padrone del vapore ha lasciato il posto al padrone della piattaforma. Il capitale documentale si concentra nelle mani di pochi che diventano sempre più ricchi, questo avviene sia nell’America liberale sia in quella trumpiana e, in forma diversa, in Cina. L’autore afferma che l’Europa ha già una legislazione che permette di richiedere alle piattaforme ora imperanti di socializzare questo capitale di conoscenze con piattaforme alternative. Ciò dovrebbe andare a favore di servizi, sanità, scuola ecc., sarebbe una nuova forma di finanziamento dello stato sociale: il welfare nella forma di webfare.
Ontologia dell’attualità
Sans papier posto come titolo dell’opera di Ferraris è certo un termine che richiama in primo luogo ad una realtà storica attuale: persone prive di documenti e a volte anche di legami familiari e sociali che hanno lasciato le loro terre d’origine, inospitali per svariati motivi, e cercano una sistemazione in quelle zone del mondo che pensano le possano accogliere. L’Europa è certo una di queste mete.
La presente trattazione accenna a questo fenomeno nella sua attualità ma il suo scopo è anche altro, molto altro. Il sottotitolo Ontologia dell’attualità rivela immediatamente il suo carattere filosofico e si inoltra nel campo della comunicazione, della registrazione e della documentalità. Sans papier, al singolare, richiama il fatto che l’uso massivo dei sistemi elettronici renderebbe superflua la carta come supporto per la stesura di qualsiasi scritto.
Nel secolo XV Claude Frollo, l’arcidiacono di Notre-Dame di Parigi, profetizzava la fine dell’architettura sacra come fonte d’insegnamento, a favore della stampa. Sappiamo come sono andate effettivamente le cose e come la realtà che il futuro ci riserva porti sempre delle sorprese. Ferraris non prende Sans papier alla lettera, nota che nel presente per certi aspetti l’uso della carta stampata aumenta, con larga produzione di tanti libri a cui anche lui stesso contribuisce. Il suo discorso, che cercheremo di chiarire, si snoda in altre direzioni.
Il termine Ontologia che si riferisce allo studio dell’essere in quanto tale, che Aristotele chiamava Filosofia Prima, viene specificato, nel suo riferimento all’attualità. Si tratta quindi di una Ontologia Regionale.
«Quello che mi interessa, in questo libro, è l’ontologia sociale. […] il mondo costruito dai nostri pensieri, o meglio quella sfera di oggetti che non esisterebbero se non ci fossero persone che sono convinte della loro esistenza» (p. 20). Dunque: la natura profonda, non la semplice descrizione di questa realtà.
I supporti cartacei o elettronici «costituiscono la condizione di possibilità – il trascendentale, per esprimersi nel gergo dei filosofi – del nostro essere sociale» (p. 27).
Nella sua prima dissertazione l’autore accenna agli oggetti fisici e a quelli ideali, per entrambi dà come assodata l’accettazione comune della relativa esistenza, condizione che non è tale per quelli sociali. Proprio per questo si propone di dimostrarne il fondamento del loro esistere.
Posti a metà strada tra il fisico e l’ideale gli oggetti sociali conservano un supporto materiale, sia pur ridottissimo nel caso di quelli elettronici, ma vanno oltre nel loro significato, quest’ultimo aspetto li accomuna agli oggetti ideali, senza peraltro poterli confondere. «Diversamente dagli oggetti fisici e da quelli ideali, gli oggetti sociali esistono solo nella misura in cui degli uomini credono che esistano» (p. 66; in corsivo nel testo). Sembrerebbero molto simili a delle fantasie, a dei percorsi della mente che prescindono dalla realtà; l’autore intende invece dimostrare il fondamento ontologico, la realtà nel senso pieno del termine di questi oggetti sociali, con la prima dissertazione in cui tratta dell’Ontologia del documento.
In un crescendo di relazioni significative che si susseguono: nella traccia, nell’impronta, nella registrazione e nell’iscrizione si arriva al documento in senso stretto che «è un’iscrizione conforme a certi requisiti» (p. 91). Una descrizione o anche un’auto-descrizione per quanto estesa ed accurata è su di un piano diverso rispetto una carta d’identità, un passaporto. Un solo individuo, nella perfetta solitudine, può scrivere un grosso volume, ma registrare un atto richiede necessariamente più soggetti, almeno due. Questo dà all’atto la sua natura documentaria, la sua oggettivazione.
Dal papier al sans papier
Se la prima dissertazione riguarda la vita avvolta nella carta, capace di proteggere la persona come proteggeva i prodotti di cui ci alimentavamo, ora la carta per tanti aspetti lascia il posto ad altri materiali e quindi, esagerando un po’, diciamo che sta sparendo. L’autore si dilunga in minuziose osservazioni su quanto è avvenuto, in particolare in questi ultimi trent’anni, a proposito del comunicare e del registrare. «Se la carta è stata per secoli il medium su cui si depositavano la nostra identità, i nostri diritti e doveri, i nostri averi e saperi. Questo periodo sembra oggi volgere al termine» (p. 109). Ma il processo non segue delle linee unidirezionali, invece degli avanzamenti a volte constatiamo degli arretramenti che non ci aspettavamo. Gli strumenti elettronici che dovrebbero sostituire la carta, man mano che si diffondono, non si limitano ad assolvere il compito del mezzo precedente ma per forza di cose producono dei cambiamenti che se sono efficaci si espandono in maniera più o meno ampia. Ciò a volte crea nuovi problemi: i messaggi pubblicitari e a volte anche quelli personali, se dovessero arrivare con lettera affrancata sarebbero certamente meno numerosi e magari li leggeremmo con più attenzione; le riviste cartacee e quelle elettroniche non si comportano nella stessa maniera verso chi scrive, verso chi legge e pure per chi intende interagire. Anche se in linea di principio un’obiezione ad un testo si può fare in entrambi i casi, il tempo, la fatica, e anche la pigrizia, farebbero la differenza.
A dispetto del titolo la carta da scrivere non è destinata a sparire ma casomai ad essere ridimensionata e in ogni caso il mondo dell’informatica non può prescindere dal suo elemento materiale, può ridurre il contenuto di grossi volumi in uno spazio piccolissimo ma è pur sempre corpo materiale che ha una dimensione e una relativa collocazione, niente a che fare con le intelligenze angeliche. Ferraris nel presente tratto si riferisce a Materia e memoria di Bergson «… il passato è ripetuto dalla materia e ricordato dalla memoria» (p. 139). La citazione non è letterale; nella pagina dell’opera bergsoniana da lui indicata (187) il discorso è più lungo e articolato, termina con altre parole «… bisogna, per ragioni simili, che il passato sia giocato dalla materia, immaginato dallo spirito». Forse la trasformazione che ne fa Ferraris rende il discorso più immediatamente accessibile a chi non è avvezzo alla terminologia bergsoniana.
Si può concludere che materia e memoria non possono prescindere l’una dall’altra e Ferraris lo spiega bene inoltrandosi con divertita curiosità nelle varie apparecchiature tecnologiche che in pochi decenni si sono espanse nei vari settori generando trasformazioni all’inizio difficilmente immaginabili.
Quando parla del futuro delle tabaccherie, ricorda anche il loro passato, quando il sale era un genere di monopolio. Seguendo un po’ il suo argomentare e il suo giocare con le parole, viene spontaneo aggiungere qualcos’altro riguardo questo prodotto. Fino alla prima metà del Novecento era, al momento della vendita al dettaglio, rigorosamente sans papier; pesato con apposite bilance, veniva consegnato al compratore, che doveva avere con sé un mezzo per contenerlo. Fu rivestito della sua carta, credo dagli anni Cinquanta, questa, con la dicitura di: Monopoli di Stato, garantiva la quantità e le caratteristiche del prodotto, si può dire che si era finalmente dotato della sua carta d’identità. In seguito venne autorizzata la vendita nei normali negozi, assieme agli altri prodotti alimentari. L’involucro che li descrive ha comunque il dovere legale di essere sincero nella parte informativa.
Mal d’archivio
È il titolo della terza ed ultima dissertazione. Con una serie di descrizioni concrete, accompagnate dall’ironia alla quale ci ha abituato, ci spiega che il sistema attuale che registra ogni nostro movimento: un acquisto, una comunicazione o anche una passeggiata, accumulando una montagna di dati, produce una memoria ipertrofica ma al tempo stesso estremamente labile. «… tra i due mali, quello che nasce dalla fragilità del supporto è il minore rispetto quello che deriva dall’esuberanza del mezzo» (p. 184). Una volta, ai tempi del sistema cartaceo ogni ricerca, qualsiasi fosse lo scopo e il soggetto che veniva analizzato, era comunque laboriosa e richiedeva parecchio tempo, oggi tanti dati si accumulano e si espandono intenzionalmente ma anche per così dire spontaneamente. Se telefoniamo o mandiamo messaggi a qualcuno confidiamo che il sistema protegga la nostra riservatezza ma il quando e il dove della chiamata e della relativa recezione, altre chiamate prima e dopo e magari il susseguirsi nei giorni successivi forniscono una grande mole d’informazioni che si moltiplica a dismisura. È bene avere almeno un’idea della situazione, che peraltro muta in continuazione, come ha fatto notare l’autore nella sua postfazione.
Maurizio Ferraris, Sans papier – Ontologia dell’attualità, Castelvecchi, Roma 2025.
Henri Bergson, Materia e memoria, a cura di Adriano Pessina, Edizioni Laterza, Bari-Roma 1996.