Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Propaganda. Chi governa e chi viene governato

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Introduzione. Obbedienza senza costrizione

Propaganda. No, non stiamo parlando del gruppo pop degli anni ’80. E nemmeno della nota trasmissione tv. Stiamo parlando del capitalismo. Quel sistema economico, politico e sociale che controlla l’opinione pubblica e che, tramite tale “fabbrica del consenso” (Chomsky-Herman 2023), è in grado di dirigere l’azione delle masse secondo le proprie preferenze. Un sistema che non ti costringe a scegliere come vuole lui ma che, tramite tecniche e schemi precisi1, semplicemente non ti lascia alternative. Un sistema che non vara piani quinquennali2 cui ti toccherà aderire, ma che ha già previsto ciò che verrai indotto a scegliere, a fare, a essere di qui ai prossimi anni.

Quest’ultimo aspetto riveste un’importanza precipua e particolarissima. Perché riguarda direttamente ciò che sarai – ciò che verrai indotto a essere, dalle condizioni politiche, sociali, economiche, internazionali in cui ti troverai, tuo malgrado, immerso – ovvero non solo e non tanto ciò che farai o sceglierai in questa o quella occasione; ma, di più, riguarda direttamente ciò che penserai, ciò che riterrai giusto, ciò di cui desidererai occuparti (l’ambiente) e preoccuparti (la guerra).

Di seguito, prenderemo in esame alcuni degli slogan più ricorrenti di questa propaganda indirizzata a conformarti non al tuo desiderio, ma al loro; lo faremo tramite l’esame di quel giornalismo che inneggia, guarda caso, a un certo tipo d’uomo “povero, ma felice” (non è così che ti vogliono i capitalisti?)

Non avrai nulla e sarai felice

Il video del 2016 diffuso dal World Economic Forum mostra un ragazzo che sorride mentre in sovrimpressione compare lo slogan: «You’ll own nothing and you’ll be happy»3. È il sogno del capitalista: diventare (lui e i suoi) sempre più ricco mentre tu (e quelli come te) diventi sempre più povero. A tutta prima potrebbe sembrare una presa in giro: come si può sperare che una simile prospettiva renda felici davvero?

È qui che entra in gioco la propaganda: nel mostrare che certe cose non sono poi così brutte come le si dipinge. Ecco che leggiamo la storia edificante di El Sutcliffe, ventisettenne vigilessa del fuoco che, con un budget di sole 17.000 sterline non poteva permettersi una casa; quindi ha ripiegato sulla barca nella quale vive. Ovviamente ci sono stati parecchi lavori di ristrutturazione da fare (che le hanno strappato ben più di una lacrima): ma, con tanta dedizione e buona volontà la giovane è riuscita, pur in mezzo alle difficoltà, a cavarsela. E oggi può finalmente dire di «adorare la sua nuova casa», rivendicando la sua come una scelta di buon senso di fronte a un “mercato immobiliare folle”. Insomma: anche se sei squattrinato, rimboccati le maniche; se sei determinato e non vai troppo per il sottile, riuscirai egregiamente a “rimanere a galla”.

Non è certo l’unico caso. Sullo stesso giornale (Rossi 2025) leggiamo ad es. la storia di Cesar Mendez, 47 anni, che vive in un ripostiglio di 11 metri quadri e ne è fiero: «È molto comoda – dice. E aggiunge che non ci sono problemi, tranne uno: – Non c’è la lavatrice, quindi devo portare i vestiti a lavare. L’unico problema è che bisogna tenere tutto pulito sempre» (Leggo 2025 [d]). Quindi: vivere in 11 metri quadri si può, anzi: può essere tanto, tanto bello. In questo caso, per sovrappiù, non si tratta di scelta obbligata: lui il budget ce l’aveva e la sua è stata una scelta deliberata. Così anche nel caso di Stephanie Virovec la quale, pur avendo una casa di proprietà, sceglie liberamente di vivere in macchina con i suoi animali da compagnia e ci fa sapere che «per lavarsi si ferma nei centri ricreativi, nelle palestre, nelle aree di sosta, a volte a casa di amici, o si affida a un fiume o un lago» (Rossi 2024 [b]). Sottolineando quanto questa scelta la faccia sentire libera. A scanso di equivoci, Roman Zancarli ci spiega che per lui vivere in auto non solo è una scelta, ma che non c’è niente di cui vergognarsi (Leggo 2024 [b]). Chiaro il messaggio?

Scelte robinsoniane e discutibili di uomini e donne soli in cerca di novità? Pare di no, visto che c’è chi ci arriva addirittura in coppia, rallegrandosi di vivere in un garage e affermando che «è una scelta di gran lunga migliore rispetto a un appartamento» (Rossi 2024 [a]). Più in dettaglio, una coppia del Delaware si vanta di aver ristrutturato con pochi spiccioli un garage e di viverci dentro, dopo aver tinteggiato con «colori naturali e rilassanti [che] ricordano i colori della terra». Tra i vantaggi di questa innovativa soluzione abitativa, lei – che peraltro suona in un gruppo che porta il suo nome, Savannah – rimarca che «è un buon posto per fare musica, ispirarsi e avere una bella atmosfera». Cosa possiamo concludere? Ogni bene, si direbbe. Del resto, non piace mica solo a loro: «Piace a tutti» (Leggo 2024 [a]).

Ma poi, chi l’ha detto che debba ruotare tutto intorno alla casa? Ci sono anche marito e moglie che possono gioire con tanto di sorriso a 32 denti – aprendo allo scopo un canale Youtube dedicato – di non avercela, una casa; e di aver passato gli ultimi due anni a viaggiare, spendendo 30 euro al giorno (Leggo 2024 [e]).

In conclusione, come sempre accade di questi tempi, il problema non è la povertà generata da un sistema che accentra la ricchezza nelle mani di pochi sottraendola ai molti, ma la tua capacità (o meno) di adattarti alla situazione e riuscire a trovarci il buono che non aspetta altri che te. Del resto, non hanno forse cominciato – ormai da parecchio – a bombardarci con l’elogio della resilienza? E che cos’è, questa “resilienza”, se non la capacità di prendere bastonate su bastonate e rialzarsi sempre, senza lagnarsi?4

Povero è (più) bello

La propaganda ha sette vite, e non funziona certo a senso unico. Assistiamo così all’elogio della libertà e dell’intraprendenza personale anche nella direzione opposta: persone a cui il lavoro (e spesso la ricchezza derivante) va stretto che optano per un vigoroso e repentino downsizing: così leggiamo dell’italiana Annacaterina Scarpetta, 33 anni, la quale «sentiva un vuoto nella sua vita che il successo professionale non riusciva a colmare» e che perciò ha deciso di lasciare il lavoro e di girare il mondo: «Così viaggio con uno zaino da 17 chili (di cibo italiano) e 15 euro al giorno» (Leggo 2024 [c]). Si noti l’insistenza sulle cifre: “15 euro al giorno”, “30 euro al giorno”. Come a parlare direttamente a te, che con cifre di questa grandezza devi farci i conti ogni momento: «Coraggio – sembrano dirti – pensa che con 15 euro al giorno… c’è chi sta facendo il giro del mondo!» («Dall’Islanda alla Patagonia, si è licenziata per cominciare a vivere intensamente ogni istante», recita infatti il sottotitolo dell’articolo).

Sempre a tema “viaggio”, c’è chi, come Chen Teng, stufo del lavoro in ufficio, si licenzia e parte per Seoul:

Il suo lavoro in ufficio, nell’ambito del marketing digitale, la faceva sentire in trappola, stretta nella morsa di una vita infelice. E quando non ce l’ha fatta più a sopportare la situazione, ha preso una decisione impulsiva: si è licenziata ed è partita per la Corea, più precisamente per Seoul. Aveva sempre avuto il desiderio di vivere in Asia, e ha capito che era arrivato il momento di affrontare una nuova sfida. Aveva poco più di vent’anni quando ha fatto le valigie e si è imbarcata, senza conoscere una parola di coreano ma con la determinazione di prendere una nuova strada (Rossi 2024 [c]).

Non c’è bisogno di capitali iniziali, né di competenze particolari e nemmeno della conoscenza della lingua: se davvero lo vuoi, è certo che lo puoi.

Ma non è che si debba per forza andare lontano, eh: Raffaella Gino – che con i suoi 50 anni suonati una ragazzina più non è – ha tuttavia fatto una scelta non meno coraggiosa delle altre: ha avuto l’audacia, di questi tempi, di rinunciare al “posto fisso” di zaloniana memoria 

per rimanere fedele a se stessa e vivere secondo i propri valori e necessità. Così, alla soglia dei 50 anni, ha cambiato completamente la propria quotidianità, e il primo passo è stato presentare le dimissioni e lasciarsi alle spalle la sua carriera nelle risorse umane, «senza sapere cosa avrei fatto in futuro» ma con la consapevolezza di voler ricominciare. (Leggo 2024 [d]).

Non c’è solo l’audacia, qui; c’è la fedeltà a se stessi, quanto di più alto un uomo (una donna, in questo caso) possa avere. Ogni arma si spunta di fronte a tanta nobiltà d’animo. Ma qui c’è ancora di più; qualcosa di ancora più sottile e decisivo: «senza sapere cosa avrei fatto in futuro», c’è scritto. Che smonta in un solo rapido colpo ogni velleità di preoccuparsi per ciò che ci attende. In altri termini: ti preoccupi di cosa potrebbe accadere? Problemi tuoi. Vedi? C’è chi ha il coraggio di andare incontro al futuro a braccia aperte. Tu no.

Siamo tutti sulla stessa barca

Ricchi e poveri, tutti uguali: questo vorrebbero farti credere. E siccome ciò credibile non è (pensiamoci un attimo: se fosse vero, perché non scambiarsi conto in banca ogni sei mesi?), ecco che la propaganda ti delizia con argomenti che a momenti, non potendo convincerti, pur tuttavia ti commuovono: Bill Gates – non lo sapevi? – ha la sindrome di Asperger. Così riferisce la sua figliola Phoebe (Leggo 2025 [b]), la quale parla di un uomo, suo padre, «piuttosto impacciato dal punto di vista sociale», terrorizzato all’idea di conoscere i fidanzati della figlia. Uno di noi, insomma. Bravissima persona, che ama la sua famiglia, come tutti. Anzi, di più: sapendo di non essere come tutti – è uno degli uomini più ricchi al mondo – fa uno sforzo in più per allinearsi e dichiara non solo che donerà in beneficenza la stragrande parte del suo patrimonio (Leggo 2025 [c]), ma che ai figli ne lascerà soltanto l’1%: «Gli farei un torto se gli dessi di più», ha detto, perché essi non vanno privati «dell’opportunità di non essere oscurati dall’incredibile fortuna e dalla buona sorte che ho avuto io». Scelta educativa di fronte alla quale non resta che togliersi il cappello. Fosse vero. Quello che è vero è che i figli di Gates – non quelli di tutti gli americani – hanno potuto studiare nelle scuole più prestigiose d’America. Quello che è vero è che, cifre alla mano, niente niente ciascuno di loro erediterà 500 milioni di euro (leggasi cinquecento milioni, a testa). Domanda: siamo davvero tutti sulla stessa barca?

Le cose bisogna meritarsele…

E qui veniamo a un ritornello classico del capitalista: che l’appropriazione della ricchezza non è una sottrazione all’altro; che l’accumulazione non risente di una carenza di redistribuzione; che, in parole povere, chi è ricco se l’è meritato.

Ecco una bella citazione ad hoc: «Se volevamo cinque giocattoli, dovevamo leggere cinque libri. Niente ci veniva regalato. Dovevamo guadagnarci tutto». 

La citazione è attribuita alla figlia di Michael Jackson, Paris. Il pezzo continua:

Paris ha raccontato che, nonostante la fama e tutto il lusso intorno a loro, il papà non si limitava a proteggerli o a riempirli d’affetto: ci teneva che vedessero la realtà in tutte le sue sfumature. Non si fermava agli hotel di lusso durante i tour mondiali, ma li portava anche in villaggi dove la vita era completamente diversa, perché voleva che capissero davvero il mondo, senza illusioni. A casa, le regole erano semplici: quello che hai non dipende dal tuo cognome, ma dall’impegno che ci metti. Vuoi qualcosa? Allora impegnati, impara, fatti valere. Michael ricordava spesso quanto tempo aveva passato negli studi mentre da piccolo, perdendosi in parte l’infanzia, e per questo ha fatto di tutto per dare ai suoi figli esperienze che a lui erano mancate. Paris oggi riconosce quanto queste scelte abbiano segnato la sua strada, trasformando le difficoltà in crescita personale.

Si sottolinea qui, al di là dell’autenticità, la verosimiglianza dell’affermazione: perché si tratta di una retorica abusata che serve a far ricadere su di te – che sei la vittima del sistema dell’ingiustizia – la colpa: “Se non hai niente, è perché non te lo sei meritato”.

Il corollario di questo teorema indimostrato (meglio dicasi: indimostrabile, perché falso) è che, se solo volessi, anche tu potresti essere ricco. Seguono storielle sui tanti signor nessuno che “si sono fatti da soli”. Eccone una: Islam Ammar, giovanissimo egiziano approdato a Milano dopo un pericoloso viaggio in mare e mille altre difficoltà, insegue senza timori la sua passione per la sartoria, che lo anima da quando aveva 12 anni e oggi «ha due sartorie vicino al Duomo, e i marchi di lusso portano da lui i loro abiti da riparare. “Volevo prendermi cura delle stoffe, era il mio sogno, ho lottato per questo”» (Leggo 2024 [f]). Anche in questo, come nel caso precedente, non importa tanto che la storia sia vera; conta mettere in evidenza l’uso propagandistico che se ne fa.

Conclusioni

Giornali, televisioni, social network, sono pieni di propaganda. Non stiamo parlando delle cosiddette fake news: qui non si tratta di distinguere il vero dal falso (e tanto meno di censurare a destra e a manca, sistema utile solo a far piazza pulita delle opinioni scomode). Al di là della discutibile utilità intrinseca di certe notizie (Gates ha la sindrome di Asperger: e allora?), si tratta di imparare a riconoscere notizie apertamente volte a diffondere un certo tipo di mentalità: che è quella della classe dominante, interessata non solo e non tanto a distrarti dai problemi reali, quanto a indurre la convinzione che il sistema va bene così e non va cambiato; anzi, puoi farne parte, se lo vuoi, e hai tutto da guadagnarci. Perché una cosa è chiara: questo sistema genera ingiustizia e perciò non è adatto all’uomo. Di conseguenza, se non lo si vuole cambiare… è l’uomo che va cambiato. Tu devi cambiare. Devi diventare resiliente (“È la vita a essere ingiusta, non il sistema”). Devi rassegnarti (“Non c’è alternativa”). Devi conformarti (“Il sistema non è sbagliato, sei tu a non essere adatto”). Non devi ribellarti (“Il sistema è giusto, perché chi ha di più se l’è meritato”). 

Ecco il metodo infallibile per riconoscere la propaganda: di qualunque cosa si parli, l’assetto attuale delle cose non viene mai messo in discussione. I ricchi possono anche giocare a fare i Robin Hood della situazione: ma il sistema che li ha resi ricchi (e che tali li mantiene) non viene mai criticato. Forse su una cosa hanno ragione, in effetti: il sistema non lo puoi cambiare. Non subito, almeno. E non da solo. Ma puoi imparare a riconoscerlo, a leggere il vero messaggio dietro a quello che arriva dagli schermi. Puoi dissentire. Non è molto. Ma è quel poco che, da oggi, può fare la differenza.

Bibliografia

Camera dei deputati, “Agenda 2030”, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/kr3evb7e (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Chomsky-Herman 2023, La fabbrica del consenso, Il Saggiatore [Tr. it. di S. Rini].

Chomsky-Herman 2025, “Washington crea un finto ‘incidente’ e i media ci cascano”, «FQ-Millennium», grennaio, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/m3smaaf6 (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Fusaro 2022, D., Odio la resilienza. Contro la mistica della sopportazione, Rizzoli, Milano.

Il Saggiatore 2023, “La fabbrica del consenso”, «Liberainformazione.org», 15 ottobre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/3zfre7ac (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2024 [a], “Ho trasformato il garage dei miei genitori in un cottage con 1500 euro. Ci vivo col mio fidanzato e risparmio una fortuna sull’affitto”, «Leggo.it», 22 gennaio, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/35atp3j8 (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2024 [b], “Papà separato di 26 anni vive in auto (per scelta): «Ci sono letto, frigo, cucina e doccia. Vorrei un camper, ma guadagno 1.300 euro»”, «Leggo.it», 5 settembre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/mtpz6565 (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2024 [c], “Manager di 29 anni lascia il lavoro e gira il mondo: «Così viaggio con uno zaino da 17 chili (di cibo italiano) e 15 euro al giorno»”, «Leggo.it», 6 ottobre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/4h3a3cuh (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2024 [d], “Raffaella, da manager a produttrice di saponi: «Non volevo passare la vita a licenziare gente, così ho stracciato l’indeterminato»”, «Leggo.it», 27 ottobre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/3ybfx3m3 (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2024 [e], “Coppia compra un van con i risparmi e lascia casa e lavoro: «Abbiamo viaggiato due anni spendendo 30 euro al giorno, finalmente siamo felici»”, «Leggo.it», 10 novembre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/35atp3j8 (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2024 [f], “Islam Ammar arrivato in Italia su un barcone: «Facevo le pulizie in fabbrica, oggi lavoro per l’alta moda. Nella mia sartoria Gucci e Dior»”, «Leggo.it», 27 novembre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/9224ktws (pagina visitata il 19 luglio 2025).

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Leggo 2025 [b], “Bill Gates, la figlia Phoebe: «Mio papà ha la sindrome di Asperger, quando porto a casa un ragazzo è terrorizzato»”, «Leggo.it», 4 maggio (data dell’ultimo aggiornamento; ma la notizia è precedente), visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/ywdjy7sn (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2025 [c], “Bill Gates: «Dono tutti i miei soldi in beneficenza. Non voglio che la gente dica ‘è morto ricco’, queste risorse possono aiutare»”, «Leggo.it», 10 maggio (data dell’ultimo aggiornamento; ma la notizia è precedente), visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/yzyszcua (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Leggo 2025 [d], “Vivo in un ex ripostiglio di 11 metri quadri nel centro di Londra. L’ho comprato a 270mila euro ed è stato un vero affare, ecco perché”, «Leggo.it», 10 luglio (data dell’ultimo aggiornamento; ma la notizia è precedente), visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/ykebs83p (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Rossi 2024 [a], H., “Vivo con la mia ragazza in un magazzino in affitto: costa poco ed è meglio di un appartamento. Ecco perché”, «Leggo.it», 24 gennaio, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/mjc6z25e (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Rossi 2024 [b], H., “Ho scelto di vivere in macchina con i miei animali anche se ho una casa di proprietà: come funziona e perché l’ho fatto”, «Leggo.it», 15 ottobre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/eztaf66z (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Rossi 2024 [c], H., “Stufa del lavoro in ufficio, mi sono licenziata e sono partita per Seoul: era una settimana di vacanza, ora vivo qui”, «Leggo.it», 16 ottobre, visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/3fdrmbwr (pagina visitata il 19 luglio 2025).

Rossi 2025, H., “Vivo sulla barca che ho ristrutturato, in un canale. La adoro, non pago affitto e spendo poco. Ma a volte è difficile”, «Leggo.it», 10 maggio (data dell’ultimo aggiornamento; ma la notizia è precedente), visibile in internet all’indirizzo https://tinyurl.com/2sbt4z27 (pagina visitata il 19 luglio 2025).

World Economic Forum 2018, “8 predictions for the world in 2030”, post Twitter», 9 aprile, visibile in internet all’indirizzo http://tinyurl.com/WEF2016own (pagina visitata il 19 luglio 2025).

  1. Cfr. Chomsky-Herman 2025; Il Saggiatore 2023. ↩︎
  2. In realtà i piani del capitalismo vanno ben oltre i 5 anni (Agenda 2030). ↩︎
  3. «Non avrai niente e sarai felice»: World Economic Forum 2018. ↩︎
  4. Per una trattazione a tuttotondo del termine “resilienza” e del suo impiego dal punto di vista della società capitalistica odierna, si suggerisce la lettura di Fusaro 2022. ↩︎

Autore: Paolo Calabrò

Mental Coach professionista ai sensi della L. 4/2013-Norma UNI 11601:2024, laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, collaboro con l'Opera Omnia in italiano di Raimon Panikkar. Dirigo con Diego Fusaro la collana di filosofia "I Cento Talleri" dell'editore Il Prato e con Daniele Baron la rivista online «Filosofia e nuovi sentieri». Ho pubblicato in volume i saggi: – EDITING. Manuale per la revisione del testo in 101 passi (Il Prato, 2024); – Pensiero in azione. Politica e morale nella filosofia pratica di Raimon Panikkar (Il Prato, 2024); – Il rischio di pensare. Scienza e paranormale nel pensiero di Rupert Sheldrake (Progedit, 2020); – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e i libri di narrativa noir: – Troppa verità (2021), romanzo noir di Bertoni editore (2021); – L'albergo o Del delitto perfetto (2020), sulla manipolazione affettiva e la violenza di genere, edito da Iacobelli; – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della serie "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.

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